Viola è Down, Nigella no: la storia di due gemelle speciali

Care mamme,

qualche vi abbiamo già raccontato la terribile storia di Lucas, il bimbo down di 17 mesi ucciso dai suoi genitori perché malato. E oggi vogliamo continuare con una storia che ha un bimbo down e la sua famiglia come protagonisti ma che, per fortuna, non parla di rifiuto e violenza ma, al contrario, parla di accettazione, condivisione, speranza, accoglienza e soprattutto di amore.

Viola e Nigella Fuller sono due gemelline inglesi di 6 anni molto speciali, perché Viola è affetta dalla Sindrome di Down mentre Nigella è perfettamente sana. Intervistati dal Daily Mail, i genitori delle due bambine raccontano che le due sorelle sono legatissime, hanno gli stessi gusti e le stesse passioni e, insieme, stanno raggiungendo tanti traguardi importanti.

In particolare Viola, nonostante le sua condizione, sta facendo passi da gigante, proprio grazie al rapporto simbiotico con la sorella, che lei cerca il più possibile di emulare. Come spiega la mamma Agata, i bambini down imparano di più e meglio proprio attraverso l’osservazione e l’imitazione: “Noi possiamo anche passare ore a cercare di insegnarle qualcosa, ma niente funziona con lei come osservare Nigella, per poi copiarla”.

E Nigella non si tira mai indietro per aiutare, dare supporto e incoraggiare la gemella. Ha addirittura imparato il Makaton, uno speciale linguaggio dei segni, e lo ha insegnato a Viola per consentirle di esprimersi al meglio, la segue a scuola e la difende dalle prese in giro dei compagni. A volte Viola si sente frustrata perché le cose non le riescono subito bene come alla sorella ma, piano piano, ha imparato anche lei a fare tutto, a ballare, a cantare, addirittura a leggere e a nuotare insieme a Nigella.

Certo, la disabilità di Viola non è tra le più invalidanti, e la bambina è anche molto stimolata dalle diverse figure professionali che la seguono ma, secondo i genitori Agata e Nigel, è Nigella a fare davvero la differenza. La coppia se ne è resa conto per la prima volta quando le gemelle avevano pochi mesi e Nigella ha iniziato a gattonare. Poco tempo dopo, osservando la sorella, anche Viola ha iniziato, imparando molto più velocemente di quanto i genitori si sarebbero mai aspettati.

In realtà, Agata e Nigel non sapevano esattamente cosa aspettarsi, anche perché i dottori erano stati molto attenti a non dare nulla per scontato e a non determinare a priori cosa la bambina sarebbe stata in grado di fare e cosa no. I livelli di gravità della sindrome sono diversi, per cui non avrebbero potuto far altro che aspettare.

Agata non nega che, all’inizio, per lei sia stato un vero e proprio shock. Durante la gravidanza, la coppia non sospettava minimamente ci potesse essere qualche problema con una delle loro bambine. Infatti solo al momento della nascita i sanitari si sono accorti che Viola era down: “Nigella è nata per prima, poi mi hanno dato Viola. Aveva gli occhi chiusi e aveva qualcosa di diverso, ma poi ha aperto gli occhi e ho pensato fosse tutto ok. Ero appena diventata mamma per la prima volta e non avevo motivo di sospettare che ci fosse qualcosa che non andava […] Dopo circa 3 ore dalla nascita delle bambine, un dottore visitò Viola e mi chiese se avessi mai sentito parlare della Sindrome di Down. Ho risposto di sì e lui mi ha detto che pensava che Viola ne fosse affetta. Poi ha iniziato a farmi vedere la linea sul palmo della sua mano, gli occhi piccoli e un po’ a mandorla, il suo basso tono muscolare e allora ho capito. Il dottore continuava a parlare ma era come se qualcuno avesse messo un muro di vetro tra di noi che non mi permetteva di vederlo e ascoltarlo davvero. È stato surreale, mi sentivo come se stessi guardando un film.

È stato lo shock più grande della mia vita, ma poi il dottore ci ha lasciato degli opuscoli informativi e mi ha detto di godermi la mia bambina – quelle parole mi hanno colpito e continuano a spronarmi anche ora. Quando mi sento particolarmente frustrata, torno indietro a quel momento e ricordo a me stessa quanto sono fortunata ad avere le mie figlie. […] Siamo molto fieri di tutte e due le nostre bambine”.

Questa famiglia meravigliosa rappresenta davvero un esempio per tutti e la loro storia assume un significato ancora più profondo in questi giorni: il 21 marzo è infatti la Giornata Mondiale della Sindrome di Down, iniziativa volta a sensibilizzare sui diritti e sul benessere delle persone affette da questa sindrome, prima di tutto attraverso l’integrazione nella società, in particolar modo nel mondo della scuola e del lavoro.

(Fonte immagini: dailymail.co.uk)

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