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Tumore al seno: nuovi studi

Tumore al seno, migliorano aspettativa e qualità di vita.  I centri clinici napoletani d’eccellenza in prima linea nella ricerca.

 Due buone notizie per le donne con tumore alla mammella:

Grazie alle nuove terapie, sempre più potenti e mirate per ciascun tipo di tumore, aumentano di anno in anno aspettativa e qualità di vita per le pazienti con tumore alla mammella HER2 positivo, la forma più aggressiva, che colpisce soprattutto le giovani donne.

E a Napoli le pazienti possono beneficiare da subito dei farmaci più innovativi ed efficaci grazie alle sperimentazioni condotte da tre centri clinici d’eccellenza.

La qualità di vita, al centro del progetto All around Patients,è oggi parte integrante della terapia contro il tumore al seno ed è perseguita anche attraverso la sperimentazione clinica di formulazioni terapeutiche innovative, meno invasive e in grado di diminuire l’impatto delle cure, come gli anticorpi monoclonali a somministrazione sottocutanea.

Napoli, 29 gennaio 2013 – Guarigione per il maggior numero di donne; aspettativa di vita sempre più lunga; qualità di vita come parte integrante della terapia. Sono queste le frontiere della lotta contro il tumore alla mammella che vede in prima linea tre centri clinici napoletani di eccellenza: l’Ospedale Cardarelli, l’Istituto Nazionale Tumori Pascale e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II.

L’impegno a 360° dei centri partenopei è stato illustrato oggi in un incontro pubblico, nel corso del quale è stato fatto il punto sui più recenti traguardi raggiunti dalla ricerca scientifica nazionale e internazionale contro il tumore alla mammella. L’evento s’inserisce nel progetto itinerante All around Patients e volto a far conoscere le iniziative delle strutture ospedaliere italiane per mettere le pazienti con tumore alla mammella al centro di tutti i percorsi diagnostici e terapeutici.

In Campania sono circa 50.000 le donne affette da tumore alla mammella e ogni anno nella regione si registrano circa 4.000 nuovi casi: grazie alla diagnosi precoce e a terapie sempre più mirate e potenti, un numero crescente di pazienti arriva alla guarigione, mentre l’aspettativa di vita è in costante aumento.

«Se nel periodo tra il ‘90 e il ‘94 la sopravvivenza a 5 anni riguardava l’81 per cento delle pazienti, oggi possiamo stimarla poco sotto al 90 per cento – afferma Giacomo Cartenì, Dirigente Medico Responsabile U.O.C. di Oncologia Medica, Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale “Antonio Cardarelli” – I risultati più rilevanti sono stati ottenuti nei confronti del carcinoma alla mammella HER2 positivo, una forma particolarmente aggressiva che interessa circa il 25 per cento delle pazienti e colpisce soprattutto le giovani donne: la svolta contro questo tumore si è avuta con l’avvento di trastuzumab, un anticorpo monoclonale che si è dimostrato in grado di ridurre del 40-50 per cento la mortalità».

Negli ultimi anni l’attenzione dei clinici si è concentrata sulla qualità di vita delle donne con tumore alla mammella, anche in considerazione dell’impatto che questo aspetto può avere sull’adesione delle pazienti alle terapie e quindi sulla loro stessa efficacia. L’Istituto Nazionale Tumori di Napoli è il Centro coordinatore di uno studio clinico internazionale volto a sperimentare una nuova modalità di somministrazione sottocutanea della terapia biologica per il trattamento del tumore HER2 positivo, che ha dimostrato un’efficacia sovrapponibile alla somministrazione per endovena, con il grande vantaggio però di migliorare la qualità di vita delle pazienti grazie a tempi di infusione più brevi e ad una minore invasività. «Sono numerosi i vantaggi offerti dalla somministrazione sottocutanea di trastuzumab, a cominciare dalla minore invasività– afferma Michele De Laurentiis, Direttore U.O.C. Oncologia Medica Senologica, Istituto Nazionale Tumori IRCCS “Fondazione G. Pascale” – altri vantaggi derivano dalla maggiore rapidità e praticità con cui viene somministrato l’anticorpo monoclonale: la durata del trattamento sottocutaneo è di circa 5 minuti contro i 30-90 minuti della somministrazione endovenosa; non c’è attesa per la poltrona infusionale quindi nel complesso la permanenza in ospedale è ridotta al minimo; infine con un apposito dispositivo medico la somministrazione sottocutanea di trastuzumab potrebbe in un prossimo futuro essere eseguita a casa direttamente dalla paziente».

Ma la ricerca sul tumore HER2 positivo non si ferma e i centri partenopei sono al centro di un ampio programma di studi clinici che coinvolgono nuovi farmaci.

«Le opzioni terapeutiche in sperimentazione potranno aumentare le opportunità di cura delle pazienti con tumore al seno HER2 positivo, migliorando l’attività terapeutica già ottimale del trastuzumab – afferma Sabino De Placido, Professore ordinario di Oncologia Medica, Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II – con il nuovo anticorpo monoclonale pertuzumab, utilizzato sia in fase precoce che metastatica, riusciamo a ottenere una completa distruzione delle cellule tumorali; l’altra molecola,
T-DM1 è un anticorpo coniugato con una potente tossina che ha la capacità di distruggere la cellula tumorale una volta incamerata nella cellula. Entrambe le molecole hanno dimostrato un miglioramento della sopravvivenza globale delle pazienti in trattamento, uno degli obiettivi più difficili e più importanti da ottenere nelle pazienti con malattia mammaria metastatica
».

Da Napoli, in definitiva, arrivano due buone notizie per le pazienti con tumore alla mammella HER2 positivo: i nuovi farmaci a bersaglio molecolare e le nuove forme di somministrazione sottocutanea stanno cambiando la storia naturale della malattia e la qualità di vita delle pazienti colpite da questa forma di tumore, che in passato era sinonimo di malattia molto aggressiva e spesso letale, rendendo le possibilità di cura una realtà di fatto e non più una mera speranza. E le sperimentazioni presso i centri di eccellenza permettono alle pazienti di accedere a trattamenti altamente innovativi che altrimenti ancora non sarebbero disponibili nel nostro Paese.

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