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Scuola bilingue, noi abbiamo chiesto a chi da anni già la frequenta

E’ una notizia di questi giorni e sta’ facendo molto discutere nei social e sui giornali di tutta Italia:

il liceo classico Tito Livio di Milano ha in programma di trasformarsi nei prossimi 2 anni in una scuola bilingue.

Gli studenti infatti continueranno a studiare le normali materie proposte normalmente in un liceo classico statale Italiano, ma lo faranno in lingua inglese.

Il progetto è alquanto ambizioso, soprattutto per quanto riguarda la formazione e preparazione degli insegnanti, affinché siano in grado di sostenere delle intere lezioni in inglese e naturalmente di preparare compiti e verifiche nella stessa lingua.

In ambito accademico la proposta ha ricevuto grande consenso, un po’ meno in ambito popolare. 

Seguendo i commenti ai vari articoli pubblicati in questi giorni, la gente comune punta il dito sulla reale necessità del progetto. Non si nega l’importanza dello studio dell’inglese, ma del voler dare troppa importanza a questa lingua a discapito della nostra lingua madre.

Noi abbiamo deciso di non entrare in inutili polemiche e dibattiti, ma di chiedere ad una persona che ha vissuto per esperienza diretta.

Emma è mamma di 2 figli, vive negli Stati Uniti e ormai da anni i suoi digli frequentano una scuola bilingue.

Vi riportiamo le sue considerazioni:

– Salve a tutte, e grazie per aver pensato a me.

Vivo negli Stati Uniti da 6 anni e i miei figli frequentano una scuola bilingue. Nel caso specifico dei miei figli le lingue sono in effetti 3, dato che continuano a studiare anche l’italiano, e a volte 4 o 5, perchè la scuola organizza dei corsi facoltativi di francese, italiano, portoghese e russo.

La scuola fa parte di un amplio progetto di multiculturalità e plurilinguismo e funziona attivamente da più di 10 anni.

Alessia ha 15 anni e Andrea ne ha 9.

La scuola prevede tutte le lezioni (obbligatorie) sia in inglese che in spagnolo. I bambini a partire dal primo anno di asilo e fino al diploma hanno solo ed esclusivamente insegnanti madre lingua che insegnano le varie materie. Per esempio fanno scienze e matematica in inglese, ma letteratura  e arte in spagnolo.

Quando li ho iscritti a questa scuola ero molto preoccupata, pensavo che fosse troppo per loro e che avrebbero avuto grosse difficoltà.

Le mie paure sono state spazzate via in un attimo. Tengo a puntualizzare che quando li ho iscritti eravamo negli Usa da soli 2 mesi e nessuno dei due sapeva più di 5 parole in inglese, figuriamoci in spagnolo!

Le mie paure erano rivolte soprattutto ad Alessia, la più grande, che all’epoca aveva 11 anni e aveva frequentato solo la scuola pubblica italiana.

Nel giro di un paio di mesi i miei ragazzi erano perfettamente in grado di sostenere una conversazione completa in tre lingue e dopo il primo anno Alessia era già capace di leggere, scrivere e sostenere gli esami senza alcuna difficoltà.

Per il piccolo, avendo iniziato il suo ciclo scolastico direttamente in questa scuola è stato addirittura più facile.

Oggi, dopo 6 anni, i miei figli hanno una capacità linguistica sorprendente. Sono capaci di passare da una lingua all’altra senza nessuno sforzo. Leggono libri solo scritti in lingua originale e così pure per i film.

Tra di loro e con i loro amici parlano nelle varie lingue a seconda della situazione o della conversazione. Riconoscono le varie intonazioni dell’inglese e dello spagnolo grazie agli insegnati madrelingua (vi assicuro che un Londinese parla in modo completamente diverso da un Australiano e lo stesso vale per un Argentino e uno Spagnolo).

Addirittura di loro spontanea volontà adesso si stanno concentrando sull’apprendimento completo della loro 4 lingua.

Per quanto riguarda il progetto del liceo di Milano che mi avete segnalato il mio primo commento è stato: “Era ora”!

Noi italiani abbiamo una grande e antichissima storia di cui andare molto fieri, ma siamo un po’ abituati a vivere nel passato. Se vogliamo che i nostri ragazzi siano competitivi in futuro e siano in grado di giostrassi in ogni situazione dobbiamo dar loro il massimo delle opportunità, e questo al giorno d’oggi, prevede come requisito minimo ed essenziale il conoscimento delle lingue.

I miei figli non rinnegano certo la loro origine italiana, continuano a parlare, leggere e scrivere e anche a studiare nella loro lingua madre, ma non per questo non sono in grado di farlo anche in altre lingue.

Riferendomi al Liceo di Milano, penso che sia ancora troppo poco, che l’intero ciclo scolastico dovrebbe prevedere delle classi in lingua e soprattutto insegnanti estremamente qualificati, ma mi auguro che questo sia il primo inesorabile passo verso dei cambiamenti proficui nel corso del tempo.

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