Rimane incinta grazie ad un autotrapianto di tessuto ovarico: la storia di Alessandra

Care mamme,

succede a Torino: Alessandra è una donna di 28 anni, talassemica dalla nascita, diventata sterile dopo un regime intensivo di chemioterapia, necessaria per il trapianto di cellule staminali cordonali e midollari a cui Alessandra si è dovuta sottoporre, visto che il suo organismo non rispondeva più alle cure tradizionali.

Come nel caso di Alberta, rimasta incinta dopo un cancro al seno, i medici che avevano in cura Alessandra sapevano perfettamente che le terapie ne avrebbero compromesso la capacità riproduttiva, per questo hanno proposto alla ragazza un percorso particolare: vista la gravità delle condizioni di salute di Alessandra e non avendo il tempo necessario per la consueta stimolazione ormonale e il conseguente prelievo degli ovuli, i medici hanno pensato di prelevare direttamente una parte delle ovaie e di congelarla.

Questo succedeva 8 anni fa e oggi, grazie al reimpianto di quei frammenti di ovaio, Alessandra è riuscita a rimanere incinta ed è attualmente al quarto mese di gravidanza. I lembi di ovaio di Alessandra, rimasti congelati per ben 8 anni, contenevano infatti moltissimi follicoli, cioè potenziali ovociti, che si sono letteralmente “risvegliati” e hanno permesso ad Alessandra di realizzare il suo sogno di diventare mamma.

Il caso di Alessandra è il primo di questo genere in Italia ed ha solo 14 precedenti in tutto il mondo. Il “miracolo” è stato reso possibile grazie agli specialisti del Sant’Anna di Torino, attivi nel progetto Fertisave, fondato nel 2001 dal professor Marco Massobrio. In questo centro si congelano ovociti e tessuto ovarico delle pazienti, in particolare bambine, che devono sottoporsi a terapie che possono comprometterne la fertilità futura.

I medici hanno dunque reimpiantato i frammenti ovarici in due interventi in laparoscopia. Con la prima operazione è stata preparata la sede che avrebbe ospitato i tessuti: “È stato come arare il terreno dove poi seminare”, per dirla con le parole degli specialisti. Con il secondo, eseguito a tre mesi di distanza, i due frammenti di ovaio sono stati  riposizionati e dopo alcuni mesi hanno attecchito, come fossero “resuscitati”, ed è tornata l’ovulazione.

Un’altra storia di forza e di coraggio che ci fa riflettere e che, soprattutto, dona una speranza alle, purtroppo, tante giovani costrette a sottoporsi a dosi massicce di chemioterapia.

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