Più empatici i bambini a contatto con coetanei disabili: lo studio

Care mamme,

i vostri figli hanno un compagno disabile in classe? Sapete che il contatto fin dalla tenera età con coetanei disabili li può aiutare a sviluppare un atteggiamento più positivo nei loro confronti?

Questo è infatti quanto emerso da una ricerca inglese condotta dall’Exeter Medical School e presentata alla British Psycological Society. Secondo Megan MacMillan, coordinatrice dello studio, infatti, l’inclusione di bambini con problemi nelle classi standard consente di costruire tra loro e i compagni un rapporto migliore, di aumentare l’empatia e, allo stesso tempo, di ridurre la discriminazione e l’ansia.

La ricerca è stata condotta attraverso un sondaggio che ha coinvolto 1520 ragazzi dai 7 ai 16 anni, a cui sono state poste domande sul loro atteggiamento nei confronti dei coetanei disabili. Come specifica la studiosa a capo del progetto, “tutte le domande erano indirizzate a un’idea generica di disabilità, anche se ai ragazzi è stato chiesto di considerarne i vari tipi: fisiche, nell’apprendimento, le menomazioni alla vista e all’udito”.

I risultati dell’indagine hanno dunque evidenziato che i bambini che avevano maggiori contatti diretti con eventuali compagni disabili erano più empatici nei loro confronti, meno ansiosi nell’approccio e con un modo di porsi più positivo, soprattutto da parte delle femmine, sottolinea lo studio.

Relazioni migliori e atteggiamenti meno discriminatori quindi, che influiscono positivamente anche sulla percezione che i bimbi disabili hanno di sé, rafforzandone l’autostima e aiutandoli a scongiurare il pericolo depressione, come conseguenza della non accettazione di sé e da parte del gruppo.

Inoltre, sottolinea l’autrice dello studio, non solo il contatto diretto ma anche quello indiretto può attenuare l’ansia dei bambini nei confronti dei disabili, perché anche il solo osservare altre persone interagire con questi ragazzi meno fortunati, o sapere che si sono sviluppate delle amicizie tra loro, può migliorare sensibilmente le opinioni dei bambini.

Le conclusioni sono chiare: includere i bambini con bisogni speciali e con disabilità nelle classi regolari non può che avere un effetto positivo sugli alunni, su tutti, sia quelli normodotati che quelli con problemi.

“Vale la pena di sforzarsi per migliorare gli atteggiamenti, dato che quelli negativi sono spesso interiorizzati. Migliorare gli atteggiamenti può avere effetti a lungo termine e aiutare i bambini disabili ad avere successo”, spiega la MacMillan. E conclude: “Sappiamo da tempo che integrare i bambini disabili nelle classi regolari può migliorare gli atteggiamenti. Ciò che abbiamo stabilito con questa ricerca è solo quanta differenza fa un contatto maggiore nella vita quotidiana”.

Cosa ne pensate mamme? Siete d’accordo nel ritenere che il contatto con questi bambini rappresenti un arricchimento per tutti o, al contrario, credete possano rallentare l’apprendimento del resto della classe? Condividete con noi il vostro punto di vista!

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