Pet terapy

Nel 1981 negli Stati Uniti d’America nasce la Delta Society, un gruppo di volontari si organizza mettendo a disposizione il loro amico animale per poter iniziare un lungo percorso che li porterà a studiare e ad applicare questa nuova scienza chiamata “Pet Therapy”.
Ospedali, case di cura, carceri, comunità psichiatriche, scuole, ecc. vengono frequentate da pet partners e dal loro animale. I risultati sono lampanti: aumento della socializzazione, diminuzione dello stato aggressivo, diminuzione della depressione, ecc.

Nel giugno dei 1994 il Centro di Collaborazione OMS/FAO per la Sanità Pubblica Veterinaria di Roma interagendo con altre strutture, organizza il 1° corso informativo di “Pet Therapy” ed Ippoterapia.
Quindi ci sono voluti ben tredici anni perché anche in Italia si riconoscesse la validità di tale intervento.

E’ certo ormai che la presenza di un animale migliora da un punto di vista psicologico la vita dell’individuo, “diminuendo la solitudine e la depressione, agendo da supporto sociale, dando un impulso alla cura di se stessi e diventando una fonte di attività quotidiane significative.

A cosa serve la Pet terapy

Questo tipo di terapia si basa sull’assistenza degli animali domestici, (quali cani, gatti, conigli, pappagalli e tartarughe) e si affianca alle altre terapie, per la cura sia di disabilità psichiche, come per esempio l’autismo, sia fisiche (deficit dell’udito, della vista e del movimento) ed anche dei disturbi dell’apprendimento quali ansia, iperattivismo, autismo.

L’animale è il co-terapeuta che aiuta il paziente, insieme agli psicologi e ad altre figure professionali del settore (pedagoghi, operatori sociali e conduttori cinofili specializzati), ad innescare spontaneamente quei meccanismi di stimolo che possono essere di gioco per i bambini, stimolo all’attenzione temporanea (cura del cane, carezze) per gli anziani e i pazienti depressi.

Gli effetti sul paziente
In tutti i casi si è riscontrato un miglioramento nell’attenzione e, in soggetti che compiono movimenti improvvisi o violenti che non riescono a controllare, un incremento nella capacità del controllo del proprio corpo.

Per quanto attiene al linguaggio, i pazienti si abituano a parlare con l’animale e ad esprimere le proprie emozioni, cosa che, ad esempio, per un paziente autistico è davvero difficile.

“Pet Therapy” e socializzazione:

L’animale da compagnia risulta essere un perfetto tramite per lo sviluppo delle relazioni. Uscire al parco con il proprio cane é fonte di incontri, di discussioni, ecc.

Sviluppo della responsabilità:

alcune volte ci capita di portare a termine un compito assegnatoci con estrema superficialità, a causa di vari motivi, fretta, disinteresse.

Il risultato spesso può essere negativo con anche delle conseguenze, più o meno dannose. Accudire una animale richiede invece una certa attenzione, una “responsabilità” che ci obbliga a svolgere il compito in maniera adeguata perché in questo caso le conseguenze del disinteresse potrebbero essere molto dannose.

Affidare un compito del genere, ad esempio, ad un adolescente, aiuterebbe la sua crescita e a sviluppare il senso dei reali valori della “vita”.

Cosa fare se si intende iniziare un percorso di pet therapy

L’utente deve informarsi presso centri specializzati.

La TAA ha una discreta diffusione in Italia ma si attende il Decreto Legge del Ministero della Sanità che disciplini e riconosca questa attività e i corsi professionali per operare in questo settore, così da aiutare anche i cittadini a distinguere le strutture valide da altre non propriamente professionali e piuttosto improvvisate.

E’ bene tener presente che in un centro di TAA è sempre presente un terapeuta (psicologo, pedagogo ecc.), un conduttore per gli animali, il veterinario ed eventualmente altri operatori sociali che hanno svolto corsi di preparazione alla pet terapy (per esempio, operatori ludico motori per l’infanzia).

“Pet Therapy”, quali problemi?

chi é interessato a questo mondo, e pensa di iniziare a conoscerlo meglio per poi proseguire oltre, non deve sottovalutare alcuni problemi:

  • Non possono essere coinvolte certamente persone affette da fobie per gli animali.
  • Gli animali coinvolti come supporto alla “Pet Therapy” devono possedere delle precise qualità fisiche e caratteriali (livello di reattività molto basso alla presenza di altri animali o di altre persone o di gruppi numerosi, agli stimoli, soprattutto a quelli negativi), buona capacità di memoria, consequenzialità e direzione ecc.
  • Gli animali devono essere accuditi in maniera adeguata e il ruolo del medico veterinario nei loro confronti è di garantirne la salute, eventualmente di individuare che nel proseguo delle varie esperienze i soggetti impiegati non abbiano a modificare in senso patologico il loro comportamento.
  • Quando si utilizza un cane di grosse dimensioni è indispensabile assicurarlo.
  • Se coinvolta una struttura pubblica o privata, bisogna lavorare con il personale che si occuperà del progetto stabilendo delle regole precise, valutando la loro reale motivazione e il grado di impegno.
  • Qualsiasi progetto deve essere monitorato da una équipe di tecnici, allo scopo di non iniziare un lavoro “fai da te” poco attendibile.

fonte

www.poliziadistato.it

www.pettherapyitalia.it

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