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Paracetamolo e aspirina in gravidanza: rischi per l’apparato riproduttivo del feto

Care mamme,

in gravidanza, tutte noi cerchiamo di limitare al massimo l’assunzione di medicinali e, se lo facciamo, rigorosamente sotto stretto controllo del medico.

A tutte però sarà capitato di prendere del paracetamolo, magari per contrastare un mal di testa particolarmente ostinato o un’influenza, abbastanza a cuor leggero perché, si sa, è l’unico farmaco di cui si può far uso tranquillamente in gravidanza (senza esagerare, ovviamente!) perché sicuro per il bambino.

Secondo uno studio danese, finlandese e francese, coordinato da David Møbjerg Kristensen e Henrik Leffers dell’University of Copenhagen e da Bernard Jégou dell’INSERM (Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale, in Francia) invece, non è così semplice come sembra, perché i normali antidolorifici e analgesici da banco possono arrecare gravi danni ai feti maschi, sconvolgendo l’equilibrio degli ormoni maschili durante la gravidanza e ostacolando il normale sviluppo sessuale del bambino, compromettendone la fertilità.

La ricerca è stata effettuata su un campione di quasi 3000 donne incinte e sui loro figli ed è stato dimostrato che quelle di loro che avevano assunto più di un antidolorifico contemporaneamente, come quelli contenenti paracetamolo e ibuprofene e aspirina, presentavano un rischio 7 volte maggiore di mettere al mondo un figlio con i testicoli ritenuti (criptorchidismo), ossia la mancata discesa del testicolo nel sacco scrotale, che può causare nell’uomo adulto una scarsa qualità dello sperma e persino dei tumori ai testicoli.

Inoltre, il periodo della gravidanza in cui il rischio sembra essere più alto e durante il quale, quindi, si consiglia di sospendere totalmente l’uso di farmaci, sarebbe nel secondo trimestre, tra la quattordicesima e la ventisettesima settimana.

La ricerca prosegue spiegando che si può certamente prendere sporadicamente del paracetamolo senza conseguenze sulla salute del feto, ma l’assunzione prolungata del farmaco (almeno 2 settimane consecutive) può portare gravi conseguenze, come ridurre i livelli di testosterone nell’utero e la distanza tra ano e genitali del feto, indicatori importanti nei difetti riproduttivi degli adulti.

Nell’attesa di ulteriori test al riguardo, è importante sottolineare che l’assunzione di antidolorifici si potrebbe rivelare molto più pericolosa dell’esposizione a ftalati e altre fonti di inquinamento perché, come ci spiega il dottor Henrik Leffers del Rigshospitalet di Copenhagen, dalle pagine della rivista Human Reproduction, 500g di paracetamolo sono dei “distruttori endocrini peggiori dell’esposizione combinata ai 10 interferenti endocrini ambientali più conosciuti, durante tutta la gravidanza”.

La tesi sostenuta da questa ricerca potrebbe spiegare il declino in salute riproduttiva segnalato nella popolazione adulta maschile negli ultimi decenni.

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