Morbillo in aumento

Brutte notizie in tema di salute infantile in Italia: nel 2011 il morbillo risulta in aumento, questo quanto emerso da un sondaggio del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc)!
Ebbene si, in base ai dati raccolti dall’Ecdc, risulta infatti purtroppo in Italia ed in Francia il morbillo risulta in aumento rispetto agli anni precedenti, con un aumento della malattia pari a 29.100 casi di morbillo a livello europeo nel corso del 2011, tra il mese di gennaio ed il mese di settembre, ossia il triplo rispetto al sondaggio condotto del 2007 e non da meno, è da evidenziare che di questi casi 8 sono stati addirittura letali e in 24 casi, è stata contratta l’encefalite acuta!
A differenza dell’attuale aumento di morbillo, nel corso del 2002 in Italia ci furono molti più casi della malattia, addirittura ben 40.000 ma di questi solo 15 accusarono l’encefalite e 6 arrivarono alla morte: una differenza numerica non da poco, per cui è bene riconsiderare la malattia del morbillo, oggi spesso erroneamente sottovalutata!
Onde prevenire un nuovo aumento del morbillo è quindi bene considerare trattasi di una malattia ad altissimo contagio, che si contrae per via respiratoria, con una probabilità addirittura del 97-98% di probabilità, che tra l’altro, colpisce con più facilità i bambini e coloro che hanno difese immunitarie basse.
In particolare, onde arginare il morbillo in aumento, il bambino è contagioso tra il 1° ed il 3° giorno, prima della comparsa dell’esantema, sino a 7 giorni dopo, precisamente con ordine alle possibili complicazioni della malattia: diarrea, otite, polmonite/bronchite, convulsioni, encefalite, trombocitopenia e morte, contro cui peraltro non ci sono al momento, farmaci specifici ma solo rimedi quali:

  • vaccinoprofilassi, che comunque è bene precisare non assicura l’immunità, dal morbillo;
  • mediante la somministrazione di immunoglobuline;
  • tramite la sieroprofilassi o immunizzazione passiva, in genere riservata ai bambini di età inferiore ai 6-12 mesi, nelle gestanti e negli immunodepressi, da effettuarsi entro 6 giorni dall’esposizione.

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