Maternità: quello che le donne non dicono.

Nel misterioso mondo della gravidanza nessuno dice quando nasce una mamma. Perché mentre il feto prende vita, anche la mamma lentamente prende forma elaborando coscienze, recuperando memorie, sperimentando emozioni intense e sconvolgimenti fisici. La gravidanza diviene il momento in cui ricompaiono i conflitti, le fantasie e i ricordi appartenenti al passato che riguardano la relazione alle figure familiari. Per questo si potrebbe dire che la nascita fisica del bambino può innescare nella mente di una donna l’elaborazione di una nuova identità: il senso di essere madre.

La rappresentazione convenzionale della maternità è fatta di grandi sorrisi, carezze delicate al pancione che cresce, sentimenti idealizzati, non prende in considerazione la solitudine, i timori, le insicurezze, la stanchezza, il dolore, la complessità inaspettata alla quale nessuna è preparata, lo stravolgimento della vita che da quel momento comincia a dividersi in una prima la gravidanza e una dopo.

Questo scarto, che spesso viene vissuto sulle pelle delle neo-mamme, è molto importante che venga elaborato in modo che il bimbo ideale lasci il posto al bambino reale. Quando questo non accade ci saranno solo “brave mamme prima di avere figli”. E in questa dinamica la madre perfetta farà sentire alla madre reale solo l’incapacità e l’inadeguatezza.

Cosa aiuta a superare questa situazione?

Sicuramente leggere, confrontarsi, partecipare a gruppi di preparazione alla nascita nella consapevolezza che quello che vivremo sarà sempre molto diverso da quello che ci aspettiamo, ma attivarsi e costruire una rete di relazioni con amiche e donne che possano essere di supporto, non giudicanti e ci aiutino ad alleggerire la fatica psicologica prima di quella fisica è molto importante. Spesso i corsi pre-parto sono improntati quasi esclusivamente sulla fisiologia (la respirazione, la rottura delle acque, le contrazioni, eccetera), come se quella fosse l’unico momento per cui lave la pena prepararsi, mentre forte è l’interesse delle donne per gli aspetti di tipo psicologico e relazionale che strutturano in modo sostanziale la relazione con il bambino e la sopravvivenza di quella di coppia.

Amore a prima vista?

Perché se ci aspettiamo un amore a prima vista con il nostro bambino, va messo in conto che questo non potrebbe essere realistico. E poi, non è possibile che anche solo per un secondo, dopo una settimana senza sonno, dopo il dolore del cesario, dopo che una si guarda allo specchio e scorge solo una traccia di quella donna che era non viva sentimenti di rabbia verso il bambino.

Nella mia esperienza ricordo che non avevo fatto i conti con la mancanza di sonno, lo spazio personale compresso se non inesistente, l’inadeguatezza (perché la soluzione migliore) e il dolore fisico che mi hanno travolto nei primi mesi di vita della mia bambina, ma la possibilità di una telefonata con un’amica, alcune illuminanti letture e un compagno con cui alternare le notti sono stati fondamentali.

Nel mondo in cui viviamo i rapporti sono rarefatti, spesso le preziosissime nonne del passato che mediavano, accudivano e lenivano le ansie, sono donne che ancora lavorano e che possono essere poco presenti. Per questo, ognuna vive questa esperienza sperimentando molta solitudine.

Quando l’amore non basta

Inoltre, non è da sottovalutare la situazione in cui una donna ha sofferto di un disturbo d’ansia o depressione o di altri disturbi psichici, perchè ha un rischio più elevato di insorgenza di disturbi affettivi in gravidanza o nel periodo post parto.

Tutto questo senza contare quando c’è una relazione di coppia poco soddisfacente, se la gravidanza non è desiderata o ci sono complicazioni, un lutto perinatale, lo scarso supporto sociale; infatti, in queste situazioni tutto diventa più complicato e pesante e questi possono essere fattori di rischio che possono esporre all’insorgenza di disturbi depressivi o disturbi d’ansia, in cui i cambiamenti della gravidanza, la fatica del parto e della maternità diventano molto complicati da affrontare e non si può sperare e rimandare, perché tutto non passa da solo.

Suggerimenti per la lettura:

Paola Maraone (2009) Ero una brava mamma prima di avere figli.

Alba Marcoli (2009) E le mamme chi le aiuta?

Tracy Hogg , Melinda Blau (2017) Il linguaggio segreto dei neonati.

Claudia Chiti (2018) Chiudi gli occhi.

Valeria Parrella (2011) Lo spazio bianco.

Claudia Chiti

Psicologa e psicoterapeuta individuale, di coppia e familiare Autrice del romanzo "Chiudi gli occhi". Link libro amazon oppure su ibs Link libro su ibs

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