Massaggio al bebè: il nostro stato d’animo

Care mamme,

nei miei ultimi post sui sensi del neonato mi sono concentrata sull’importanza del tatto sia dal punto di vista fisico, che cognitivo, che psicologico e affettivo.

Questa importanza delle sensazioni tattili e corporee spiega perché il massaggio al neonato sia una pratica raccomandata alle mamme, ai papà e in generale a chi si prende cura del piccolo, perché permette uno scambio di informazioni a livello empatico ed emozionale che fa crescere il bebè più sicuro, con la sensazione tangibile che qualcuno lo ama e si prende cura di lui. Questa è anche una delle ragioni per cui il massaggio va fatto quando si è tranquilli tutti, noi ancora più che il bebè: con il tocco passano anche il nervoso, la fretta, la stanchezza, la meccanicità e in generale i sentimenti che non ci piace manifestare, ma che traspaiono ugualmente. I neonati sono attentissimi a questo genere di messaggi!

Non dico questo per fare terrorismo, ci mancherebbe. I momenti di stanchezza sono fisiologici e il fatto che i piccoli li avvertano non fa di noi dei mostri, ma semplicemente i loro genitori: siamo quello che siamo e loro imparano presto a conoscerci. Dico solo che un massaggio quando non ci va di farlo o abbiamo la mente altrove secondo me è controproducente.

Meglio allora cullare i nostri bimbi, o prenderli in braccio, o trovare la modalità giusta di contatto guidati dalla nostra disponibilità e dai messaggi che loro ci danno chiaramente, e che ci permettono di conoscerli a nostra volta.

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