Mamme, lavorate part time? I vostri figli saranno più felici

Nonostante il gioco di destrezza richiesto dal possesso di un lavoro e dalla cura dei bambini, le mamme che lavorano si relazionano in modo più sano e più felice rispetto alle mamme che restano a casa quando i loro figli frequentano la scuola primaria. A dirlo è una ricerca.

Secondo uno studio apparso nel mese di dicembre sul Journal of Psychology, “l’occupazione aiuta le donne e le loro famiglie”, dice l’autore Cheryl Buehler, professore di sviluppo umano e studi sulla famiglia presso la University of North Carolina.

Fino ad oggi, gran parte della ricerca in materia di occupazione materna si è concentrata sul modo in cui essa influisce sui bambini. I risultati sono stati misti e inconsistenti: alcuni concludono che più una madre lavora, migliori sono i risultati dei suoi figli, forse perché una madre che trova la propria realizzazione al di fuori dei suoi figli è più soddisfatta nel suo ruolo di genitore. Di contro, altri studi provano il contrario. Che pensare allora?

Partendo da questa confusione, Buehler decise di iniziare il suo programma pensando alle madri, approfondendo così, come il lavoro incida sul benessere e sulla genitorialità delle madri in tre aree: la sensibilità verso i loro figli, la partecipazione dei propri figli a scuola e le opportunità di apprendimento che forniscono le madri ai loro figli (cose come libri, attività di arricchimento e gite in biblioteche e musei).

Buehler era particolarmente interessata al lavoro part-time, in quanto esso non è stato studiato molto in precedenza. Dalle sue ricerche ha concluso che il lavoro part-time: “aiuta la vita familiare”. Buehler e colleghi hanno esaminato i dati raccolti dall’Istituto Nazionale per la Salute del Bambino e lo Sviluppo Umano, che aveva intervistato ben 1.364 donne a partire dal 1991, a partire cioè, da quando i loro bambini avevano 6 mesi di età. Nel corso di 10 anni, i ricercatori hanno poi monitorato la salute dei piccoli e delle loro madri.

Le madri prese in esame erano donne che lavoravano a tempo parziale (tra 1 e 32 ore settimanali) o full-time (più di 32 ore a settimana). “In molte aree, non vi era alcuna differenza nel benessere emotivo” tra il tempo pieno e il part-time, dice Buehler.

In generale, le mamme che lavoravano a tempo parziale avevano riportato un minor conflitto lavoro-famiglia, rispetto alle mamme che avevano lavorato a tempo pieno, il che si allinea con le ricerche precedenti. Certo, è ovvio che una mamma che lavora un’ora alla settimana potrebbe essere sotto pressione molto meno per bilanciare il lavoro e la famiglia di una che ne lavora 32 di ore. Mentre le lavoratrici a tempo pieno, avevano segnalato un maggiore conflitto lavoro-famiglia, le lavoratrici part–time erano apparentemente in grado di gestire bene lo stress, inoltre, esse si sono mostrate meno depresse, avevano una salute migliore, erano più sensibili rispetto ai bisogni dei loro figli ed erano  maggiormente in grado di fornire loro opportunità di apprendimento.

A parere della nostrana Maria Malucelli, docente di psicologia clinica e specialista in psicoterapia cognitiva dell’età evolutiva: “È una conclusione assolutamente in linea con le teorie di John Bowlby, psichiatra, etologo e cognitivista che ancora oggi è un punto di riferimento fondamentale con la sua teoria dell’attaccamento materno, ovvero quel legame così speciale che infonde sicurezza e che si struttura nei primi mesi di vita intorno ad un’unica figura, quasi sempre la madre“. 

E continua: “I genitori hanno il ruolo di fungere da base sicura per i figli: ciò non vuol dire stargli appiccicati giorno e notte, ma dargli sicurezza e fargli capire che sono un punto di riferimento su cui possono contare. Insomma, i genitori devono stare nella testa e non nei letti dei figli. Una madre soddisfatta e realizzata comunica felicità, sicurezza, benessere e rende autonomi i propri figli“. 

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