Mamma Pampilla: quando la depressione post parto viene a lui…

Care mamme, con questo titolo un po’ ironico non voglio sorridere di uno stato delicatissimo e critico come la depressione post parto. Io non ne ho mai sofferto, sicuramente perché sono stata molto aiutata da tutti, ma ho perfettamente presente cosa possa provocarla, quanto sia facile, alla fin fine, caderci dentro. Già prima di diventare mamma non arrivavo a dare giudizi troppo sferzanti su certe mamme che “impazzivano” di maternità, macchiandosi di gesti terribili. Non giudicavo e tantomeno giudico ora, che so molto bene quanto possa snervare il pianto continuo di un bambino, quanto possa opprimere una quotidianità fatta esclusivamente di poppate, cambi pannolini, notti in bianco e lavatrici. Con la casa da mandare avanti e una stanchezza che può diventare ingestibile. Magari dovendo fare tutto da sole, senza l’aiuto di un famigliare vicino, o con un uomo assente che non capisce o critica di continuo.

Solo che dal mio caso, posso dirvi che un certo stato di depressione post parto, anche se non si chiama tecnicamente così, può venire anche al papà.

Una donna si prepara un po’ durante la gravidanza all’arrivo di un figlio, sente il cambiamento del proprio corpo, sente il bambino crescere dentro di sé e la propria vita iniziare ad essere condizionata, fisicamente e psicologicamente, da quell’essere magico che si muove dentro la sua pancia. Penso che invece un uomo non si renda davvero conto di diventare padre, se non al momento, molto concreto, della nascita e ancor più quando si torna a casa e si rende conto che la vita è cambiata radicalmente.

Ecco perché poi ci mette un bel po’ di tempo per ambientarsi e adattarsi al nuovo assetto famigliare. Perlomeno, nel mio caso è stato così, ma ho sentito racconti di altri papà che non smentiscono quando ho vissuto.

Col senno di poi, è dolce ripensare al percorso che ha fatto mio marito, in questi ultimi 21 mesi, alla sua crescita come padre. A come abbia ormai del tutto interiorizzato le nuove esigenze della mamma (le mie, cioè), del bambino e della famiglia a tre. Anche la sua pazienza è decisamente aumentata.

All’inizio è stato difficile perché, nonostante amasse profondamente il suo bambino, me e il suo essere diventato padre, non riusciva ad entrare nel ruolo. Si innervosiva in fretta, specialmente quando Tommaso soffriva di coliche. E a volte non riusciva ad essermi di supporto in un momento in cui ne avrei avuto molto bisogno. Però, come avviene in base alla teoria dei vasi comunicanti, si vede che io avevo sviluppato dei super poteri grazie al mio bambino, e avevo forza per tutti quanti senza perdere troppa calma.

Credo però che il ruolo dell’uomo sia fondamentale per stabilizzare i nervi di una neomamma. Cari papà, dovete fare il possibile e stare vicini alle neomamme. Non dovete sentirvi messi da parte, tornerà il vostro momento. Anche così, con una presenza silenziosa ed energica, si è padri!

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