Mamma Pampilla: il gioco del no

Hai sonno? Hai sete? Cambiamo il pannolino? Andiamo al mare? La risposta è sempre la stessa: no! Oppure nooooo!!, più vigoroso. Con sorriso sulle labbra e faccia da monello, oppure viso accigliato. Solo quando si tratta di cibo o di giocare può anche darsi che il piccolo scuota la testa in modo affermativo e addirittura si sbilanci a profferire un sì, pur sempre strappato a forza. E questo è del tutto indipendente dalla volontà che il mio bambino ha o meno di fare una cosa che gli viene proposta: anche se ha sete, dice di no, anche se ha sonno, dice di no. Poi però il piccolo ribelle afferra la bottiglietta dell’acqua e se la scola, oppure crolla addormentato nel suo lettino. Insomma, dice di no per gioco! Ma perché dire no in generale è così tanto più facile che dire sì?

Solo una cosa davvero non sopporta più: cambiare il pannolino, specialmente quando ha fatto la cacca. Quando gli viene chiesto se l’ha fatta (perché l’odore è un fattore rivelatorio inconfondibile) nega con forza ogni evidenza, scappa per non farsi prendere e metterlo sdraiato per togliere il maleodorante malloppo è un’impresa. Solo quando è a culetto al vento prossimo al lavaggio dice ad alta voce: «Cacca!». Eh già, gli rispondo, ma devi dirlo prima!

Insomma, a dire no ci ha messo un attimo, a dire sì, nonostante la chiacchiera non gli manchi (anzi, non sta mai zitto!), tuttora – a oltre 20 mesi – stenta: forse perché la «esse» è un suono più difficile da pronunciare? O dietro quel no così furbescamente ripetuto si cela già una velleità da bastian contrario che in età adolescenziale toccherà l’apice e mi farà impazzire?

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