Mamma Elisa: Il parto cesareo. Capitolo secondo: la nascita di Sara

Il mio secondo cesareo era in qualche modo annunciato, poiché sapevo già che, essendo passato poco tempo dal primo, i medici (per lo meno quelli dell’ospedale in cui avrei dovuto partorire) non avrebbero mai tentato di farmi partorire naturalmente, considerando maggiori i rischi piuttosto che i vantaggi.

La data prevista ruotava intorno al venticinque dicembre per cui la sera del 27 novembre, insieme a mio marito, sono andata dal ginecologo per il controllo e per chiedergli quando avrei dovuto recarmi in ospedale per programmare l’intervento. Dalla visita era già chiaro che Sara premeva per uscire (per tutto il mese avevo avuto contrazioni anche molto intense) ma poiché secondo le misure dell’ecografia sembrava ancora troppo piccola (intorno a 2.400 Kg), avremmo dovuto aspettare almeno altri quindici giorni per rivalutare la situazione ed eventualmente iniziare a programmare il cesareo.

Quel responso, non so bene perché, mi aveva gettato nello sconforto: quel giorno ero stata talmente male e mi sentivo talmente stanca che l’idea di aspettare ancora mi terrorizzava. Questo mio pensiero non aveva nessuna spiegazione razionale poiché eravamo ancora all’inizio del nono mese; solo dopo qualche ora avrei capito il motivo del mio stato d’animo.

Dopo aver cenato e guardato un po’ di tv siamo andati a letto e io mi sentivo come se avessi scalato l’Everest in dieci minuti!

Intorno alle 03:00 il mio sonno (già abbastanza leggero!) è stato interrotto dalla perdita di alcune goccioline a cui subito non ho dato retta poiché erano veramente poche. Il dubbio, però, non mi ha permesso di riaddormentarmi anche perché non avevo idea di cosa fosse realmente la rottura delle membrane, la prima volta non era successo. Dopo un tempo indefinito di attesa e di dubbio, mi sono decisa ad alzarmi per controllare la situazione. Del liquido era uscito, ma era talmente poco che credevo di essermi sbagliata. Tranquillizzata da mia madre (che certo deve aver gradito parecchio la mia telefonata!!!) sono tornata a letto ma senza riuscire a dormire. Dopo circa un’ora l’episodio si è ripetuto per cui, stavolta, abbiamo deciso di recarci in ospedale.

Lì hanno riscontrato una parziale rottura delle membrane, localizzata nella parte alta e questo spiegava il motivo della scarsa quantità di liquido. Poiché avevo subito un cesareo da poco, questo era sufficiente per disporre il ricovero e prepararmi all’intervento che, compatibilmente con le altre emergenze del reparto, si sarebbe comunque svolto in giornata.

Dopo la visita, dunque, mi sono recata dalla caposala che ha compilato la mia cartella e mi ha congedato invitandomi ad aspettare. Ed è stato in quel momento che ho capito che cosa fosse, realmente, la rottura delle acque! Appena mi sono alzata, infatti, mi sono sentita inondare da una quantità esagerata di liquido e ho iniziato a sgocciolare senza contegno cosa che, ovviamente, mi ha procurato un certo imbarazzo.

A quel punto, comunque, non c’era più alcun dubbio: Sara era pronta per nascere. Dopo avermi assegnato la stanza, mi hanno sottoposto a tutti i controlli necessari (ecografia, prelievi, elettrocardiogramma) e dopo qualche ora eccomi di nuovo denudata, depilata e incartata di verde, pronta per entrare in sala operatoria.

Anche stavolta ero abbastanza serena, ma avevo paura che la bambina fosse ancora troppo piccola e che avrebbe potuto avere delle difficoltà. Ancora non sapevo che il vero problema sarebbe stato un altro e che di lì a breve avrei vissuto un’esperienza a dir poco allucinante.

Dopo una lunghissima attesa sul lettino della sala operatoria, ecco arrivare l’anestesista che, apparentemente dolce e molto disponibile, ha effettuato la spinale dichiarando di esserci riuscita solo al secondo tentativo. A me sembrava un successone dato che la prima volta c’erano voluti nove buchi!!!!

Ma in realtà…..

….in realtà non era riuscito un bel niente e il segnale più evidente di quel clamoroso fallimento erano le mie gambe, perfettamente libere di muoversi (mentre dovrebbero essere assolutamente inermi e insensibili).  A questo punto, direte voi, i medici se ne saranno accorti e avranno ritentato. E invece no!!!!!!! Nonostante le mie rimostranze (continuavo a insistere che le mie gambe erano troppo presenti!!!!) i medici hanno ben pensato di iniziare l’intervento e solo quando mi hanno sentito urlare hanno capito che il mio era puro dolore e non panico da partoriente isterica!!! E a quel punto? A quel punto non c’era altra soluzione che iniettarmi un dose di anestesia totale e continuare l’intervento. Ricordo soltanto un caos immenso e discussioni tra i medici a dir poco deliranti (sanità!!!!), il lettino reclinato e poi il buio totale.

Quando ho aperto gli occhi faticavo a respirare e non capivo cosa volesse dirmi mio marito con la frase: «Stai tranquilla, è andato tutto bene, la bambina sta bene ed è già in camera». Poi ho capito e avrei ucciso tutti: mi ero persa la nascita di mia figlia, il suo primo vagito, e non si capiva bene per colpa di chi. La sensazione più brutta è stata quella di non riuscire a reagire a quel torpore forzato che mi impediva di girarmi e prenderla finalmente in braccio. Solo dopo qualche ora sono riuscita a riemergere da quello stato e godermi finalmente la mia bambina ma la mia rabbia e soprattutto la mia incredulità non riuscivano a placarsi. Ancora adesso quando ci penso non riesco a darmi una spiegazione; so che avrei potuto,  e forse avrei dovuto, denunciare l’accaduto se non altro per impedire che altre persone potessero vivere la mia stessa esperienza. Ma in quel momento mi interessava una sola cosa: la mia bambina era nata e stava bene e le poche energie che avevo spettavano a lei e alla mia famiglia e non ad una causa che, probabilmente, avrei comunque perso!

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