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Mamma Elisa: Giochiamo a nascondino. «Quattro…dieci….nove!».

Uno dei giochi preferiti da Luca è sicuramente il nascondino. Lo divertiva già da piccolissimo nella forma del “bu bu settete” (il gioco del cucù).È comunemente noto che questo gioco, apparentemente così banale, ha una forte valenza educativa e aiuta i bambini a superare la paura di perdere il proprio oggetto del desiderio (la mamma, principalmente, ma anche le altre figure di riferimento) evitando che sviluppi i problemi connessi all’ansia da separazione. Vedere ripetutamente la mamma scomparire per poi ricomparire, fa comprendere al bambino che un oggetto nascosto continua ad esistere nonostante lui non riesca a vederlo e che lo stesso oggetto, prima o poi, ricomparirà. (teoria dell’oggetto permanente). Anche Luca, quindi, come ogni bambino, provava un immenso piacere nel vedere scomparire e ricomparire il proprio interlocutore dietro le mani o dietro una tovaglia e il suo divertimento è aumentato quando ha imparato a nascondersi anche lui, prima dietro le sue manine, poi dietro la tenda, sotto il tavolo, dietro le porte.

Adesso il gioco si è evoluto ulteriormente da quando Luca ha imparato a “contare” per dare a noi il tempo di nasconderci. È davvero comico quando si copre il viso con il braccio e, appoggiato al muro o alla porta, comincia a contare: «Quattro, dieci…..nove!!!». Dopo aver contato si gira e con la sua faccia da schiaffi chiede: «Dov’è papà?» e comincia a cercarlo commentando ad alta voce i risultati della sua ricerca: «Qua non c’è!……..qua neanche!…..mmmmhhhh dove sarà?!?!». In realtà lo sa benissimo anche perchè, il più delle volte, è lui stesso a decidere dove dobbiamo nasconderci! Eppure, quando alla fine riesce a trovarci, lancia un urlo che esprime una gioia pura e autentica. Poi ci chiede di contare, si nasconde e dice: «Papà, mi cecchi?» e non vede l’ora di essere ritrovato.

E a quel punto? Beh, ovviamente si ricomincia: «Quattro…dieci….nove!!!».

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