Mamma Cocca, vi racconto il mio parto

Care mamme, oggi voglio raccontarvi la mia esperienza con il parto, avvenuto in modo naturale e alla velocità della luce, perché è stata bellissima e spero quindi che il mio racconto possa rasserenare qualche futura mamma che si avvicina al grande giorno con qualche timore.

Devo dire che, fin dall’inizio della gravidanza, non ho mai avuto paura di questo momento: l’ho sempre vissuto come qualcosa di talmente naturale e bello – o meglio finalizzato a qualcosa di bello – e soprattutto di sconosciuto, da non avere paura di affrontarlo. Come avere paura di qualcosa che non conosci? E poi può una cosa così bella essere così “tragica”? Avevo dalla mia anche i racconti di mia mamma che aveva avuto due parti splendidi e quindi forse anche questo mi dava serenità.

Fatto sta che quando, con una settimana di anticipo sulla data prevista, la mia Camilla si è fatta viva (in realtà non sapevo ancora che sarebbe stata lei perché non avevamo voluto sapere prima il sesso) era più l’emozione che la paura a guidarmi. Così, quando alle 4 del mattino mi sono svegliata e ho visto alcune piccole perdite di sangue pur senza dolori ho svegliato mio marito e, con calma, come ci avevano spiegato al corso pre parto, siamo andati in ospedale (alla Clinica Mangiagalli di Milano dove lavora una nostra conoscenza il ginecologo Mauro Penotti, ospedale che consiglio vivamente a tutte per la progessionalità e la competenza del personale). L’accoglienza è stata piuttosto freddina, mi hanno fatto l’accettazione e con molta calma visitato. Non appena sdraiata sul lettino, mi si sono rotte le acque ma sempre senza dolori. E io a chiedermi quando sarebbero iniziati i famosi dolori del travaglio e del parto. Fino a quel momento non sapevo neanche cosa fossero le contrazioni.

Dopo la visita ginecologica mi hanno detto che mi avrebbero ricoverato ma che il travaglio non era  ancora iniziato quindi, considerato che era il primo figlio, sarebbe stata questione ancora di ore. Mio marito poteva pure andare a casa. Anzi è stato caldamente invitato ad andarsene per non intasare la zona parto. Io sono stata ricoverata in una sala travaglio con il monitoraggio, accanto ad una povera futura mamma a cui avevano già indotto il parto due volte senza alcun risultato. Io la guadavo perplessa, poi guardavo il monitor e continuavo a chiedermi quando sarebbe successo qualcosa. Alle 7 di colpo ho capito cosa è il travaglio. Di colpo, senza preavviso alcuno, sono iniziate le tanto attese contrazioni e dopo neanche un’ora la dilatazione era passata da 0 a 10! Mi avevano nel frattempo trasferito in una sala parto libera e tra un dolore e l’altro avevo chiamato il futuro papà.

Alla visita ginecologica delle 8 si vedeva già la testa del bambino. La ginecologa ha chiamato al volo l’ostretica, che con estrema bravura e calma mi ha spiegato come spingere e cosa fare. Beh, alle 8.24 stringevo tra le braccia la mia bambina. Il papà aveva fatto appena in tempo ad entrare per vederla nascere. Prima di salutarmi, l’ostretica mi ha dato due consigli: il primo, scherzoso, di non raccontare troppo in giro questo parto per non suscitare l’invidia delle altre mamme, il secondo, questa volta serio, per il secondo figlio di presentarmi per tempo in ospedale per non rischiare di partorire in macchina.

A parte gli scherzi, so di essere stata fortunata ad avere avuto un parto così bello, penso però che l’averlo affrontato con serenità, affidandomi con fiducia alle cure dello staff medico mi abbia aiutato a far sì che tutto andasse per il verso giusto. Ovvio che si soffre – un travaglio così corto significa anche una concentrazione molto più intensa del dolore! – non posso dire che non sia doloroso partorire ma è anche vero – e non ci credevo finché non l’ho provato sulla mia pelle – che si dimentica subito tutto e quel che ti resta è solo la grandissima emozione di un evento straordinario che mi fa ringraziare ogni giorno di essere nata donna per avere avuto la possibilità di viverlo.

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