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I farmaci che inducono l’ovulazione

Quando una coppia, dopo almeno 1 anno di tentativi liberi, non riesce ad avere un bambino è opportuno, accertare la normalità degli organi riproduttivi sia maschili che femminili.
A discrezione del caso, il medico, potrà quindi ritenere opportuno, ricorrere a particolari farmaci che inducono l’ovulazione, stimolando attraverso l’ipofisi, le ovaie.
In tal caso, si parla di induzione dell’ovulazione, quando la terapia mira a provocare l’ovulazione in donne, che altrimenti non ovulerebbero, in quanto affette da anovulatorietà cronica, mentre si parla di stimolazione dell’ovulazione, quando la terapia mira a stimolare la produzione di follicoli in donne che ovulerebbero naturalmente anche senza farmaci ma che soffrono di patologie per cui ovulano più raramente del normale.
Tali farmaci, hanno particolari molecole, che stimolano l’ovulazione, che ha luogo a metà del ciclo, verso il 14° giorno, sia esortando la produzione di ormoni, che svolgendone il medesimo ruolo.
Ogni procreazione medicalmente assistita, è comunque basata su un monitoraggio ecografico dell’ovulazione, onde controllare con le ecografie, la crescita del follicolo e l’ovulazione, sia per verificare l’avvenimento, che per consentire alle coppie, di mirare i rapporti.
Il monitoraggio dell’ovulazione, prevede inoltre, delle ecografie transvaginali, da eseguirsi, dalla fine delle mestruazioni, sino ad ovulazione avvenuta, in concomitanza con l’assunzione di dosaggi ormonali dell’estradiolo, prima dell’ovulazione e del progesterone, dopo l’ovulazione; somministrando altresì, farmaci che stimolano l’attività delle ovaie e la produzione di follicoli.
Il farmaco più conosciuto è il clomifene citrato (clomid, prolifen, serofene): un ormone sintetico stimolante dell’ovulazione e della produzione di follicoli, che inganna il cervello, facendogli credere che il livello di estrogeno nel sangue è troppo basso, inducendo l’ipotalamo a produrre più GnRh, stimolando la pituitaria a produrre una quantità maggiore di gonadotropine, che stimolano le ovaie.
La dose iniziale è 1compressa di 50 mg, al giorno, per 5 giorni, dal 2°-5° giorno del ciclo ma nel caso, nei cicli successivi la dose può essere aumentata fino a 200 mg al giorno.
Il clomifene, induce l’ovulazione nel 70-80% dei casi, ove il 50% delle donne, resta incinta entro 6 mesi di trattamento ma esiste il 10% il rischio, di gravidanze gemellari o di effetti collaterali.
In tal senso, il farmaco, può provocare disturbi della visione, vampate di calore, mal di testa, disturbi digestivi, mestruazioni più abbondanti o spotting, nervosismo ed insonnia.
Se il clomifene citrato non funziona o è controindicato, è proposto  l’uso di farmaci a base di altri ormoni, come le gonadotropine, equivalenti dell’LH e dell’FSH, o di farmaci, agonisti e antagonisti della GnRH, l’ormone rilasciante gonadotropina, che possono indurre una stimolazione eccessiva delle ovaie, provocando dolori addominali, nausea o acquisto di peso.
Da smentire invece, tutte le varie dicerie di patologie, dovute all’utilizzo di tali farmaci!
I associazione a tali trattamenti, si consiglia comunque, di avere rapporti sessuali regolari, 2 o 3 volte la settimana, di smettere di fumare, di controllare l’alimentazione e regolarizzare il tipo di vita, affrontando questo periodo di ricerca, in totale serenità ed amore!

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