Estate ed insetti: attenzione alle punture!

Care mamme,

l’estate è finalmente arrivata (era ora!) e siamo tutti entusiasti all’idea di andare al mare e di stare all’aria aperta, nella natura. Non dobbiamo però dimenticarci del fatto che anche la bella stagione può celare delle insidie, come le punture d’insetto.

Le reazioni alle punture d’insetto possono essere più o meno gravi, dal semplice arrossamento a reazioni allergiche vere e proprie, fino allo shock anafilattico. Gli insetti più pericolosi in questo senso sono apivespecalabronitafaniformichezanzare e zecche e colpiscono le zone più esposte e scoperte del corpo come visobracciagambecaviglie e mani. È dunque di fondamentale importanza sapere come intervenire in questi casi, soprattutto se riguardano i nostri bambini.

Come abbiamo detto, le reazioni alle punture d’insetto possono manifestarsi con intensità e gravità diverse, spaziando da quelle comuni come:

  • arrossamento nella zona della puntura stessa, che appare gonfia e dolente sia spontaneamente che alla pressione
  • fastidio o dolore che si sviluppa nell’arco di alcuni minuti e che raggiunge il suo massimo in 24-48 ore. Si risolve completamente in 5-10 giorni
  • un po’ di febbre e una sensazione di malessere nei casi più gravi: entrambi, fortunatamente, sono destinati a scomparire abbastanza rapidamente

Queste reazioni si combattono semplicemente con una pomata a base di antistaminici o al massimo con un antifebbrile (come paracetamolo o ibuprofene).

Poi ci sono le reazioni più gravi

  • orticaria generalizzata o angioedema in zone distanti dalla puntura: questi segni indicano un coinvolgimento sistemico fortunatamente lieve ma certamente più impegnativo di quello rappresentato dalla sola lesione locale

che si curano con antistaminici e cortisonici per via orale, e quelle gravissime, ossia lo shock anafilattico:

  • un importante quadro cardiovascolare (sincope, ipotensione e collasso) associato a disturbi respiratori (fischi e sibili all’ascoltazione toracica, stridore laringeo) e, più raramente, ad un quadro gastroenterico (coliche addominali, diarrea)

In questi casi è necessario un tempestivo intervento medico.

Infine, un’attenzione particolare deve essere riservata alle zecche, soprattutto se abbiamo in programma di passare le vacanze in campeggio o in campagna.

Le zecche sono particolarmente subdole perché non mordono subito ma si attaccano al cuoio capelluto, ai vestiti e ai peli degli arti e lì attendono il momento giusto, generalmente quando il bambino riposa, per iniziare a mordere e succhiare sangue. Prediligono zone specifiche della cute, come l’inguine o la pelle sotto le ascelle, dietro il collo, le orecchie o le ginocchia e il loro morso non provoca né dolore né prurito, per cui il bambino in genere non si accorge di avere l’acaro addosso.

Cosa possiamo fare dunque per combattere questi fastidiosi parassiti?

  • Dopo una giornata nella natura, in posti potenzialmente a rischio, controlliamo scrupolosamente il corpo del bambino per individuare eventuali zecche (attenzione perché sono piccolissime!) e laviamo i vestiti ad alte temperature
  • Rimuoviamo l’eventuale parassita con una pinzetta, per estrarlo completamente. A mani nude non è consigliabile perché rischieremmo di rimuoverlo solo in parte. Se la testa dovesse comunque rimanere attaccata alla pelle del bambino, si può cercare di toglierlo con un coltellino o un ago, come si farebbe per una scheggia
  • Una volta tolta, sulla pelle resterà solo un po’ di gonfiore e una crosticina. In genere il morso della zecca non provoca infezioni (dovrebbe rimanere sulla pelle del bambino almeno 36-48 ore per farlo) e comunque in Italia questi casi sono molto rari. L’unica cosa da fare è un controllo giornaliero della pelle sulla quale la zecca si era attaccata per tutto il mese successivo. Se non c’è traccia di arrossamento, possiamo stare tranquille poiché anche l’eventuale periodo di incubazione dell’infezione è ormai trascorso.

(fonte foto: pixabay.it)

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