Dormire in una culla di cartone: tutti i vantaggi di un’antica tradizione finlandese

Care mamme,

la notizia circola già da un po’ ma è tornata alla ribalta in questi giorni, grazie ad un reportage della Bbc, scatenando un vivace dibattito in rete. Sto parlando dell’antichissima tradizione finlandese (vecchia di 75 anni!) di far dormire i neonati, almeno per i primi mesi, in una scatola di cartone.

Il pacco neonatale di cartone (o Äitiyspakkaus in finlandese) viene donato dal governo ad ogni nuovo nato fin dagli anni ’30 del secolo scorso e contiene un kit di copertine, vestiti e giocattoli. Ma la scatola non è solo un contenitore perché, nella maggior parte dei casi, diventa la prima culla del bambino. Se è vero che questa usanza è considerata quasi come un imprescindibile “rito di passaggio” dalle future mamme (pensate che solo il 5% di loro sceglie di non ricevere la scatola ma il corrispettivo in contanti, 140 €) che si riuniscono trepidanti con parenti e amici per scoprire cosa contiene, sembra altrettanto vero che sia questo il segreto del bassissimo tasso di mortalità infantile che caratterizza il Paese. Con la scatola, infatti, negli anni molti genitori hanno smesso di far dormire i piccoli nel letto insieme a loro, tanto che il tasso di mortalità infantile è passato da una media di 65 casi su 1000 a fine anni ’30 al tasso ridotto – uno dei più bassi al mondo – di oggi.

Nel 1938, l’anno in cui fu introdotta per la prima volta, la scatola era destinata alle famiglie in difficoltà ma, nel giro di una decina d’anni, precisamente nel 1949, la scatola fu distribuita a tutte le mamme, a patto però che si facessero visitare da un medico entro lo scadere del quarto mese di gravidanza.

Chiaramente, il contenuto della scatola si è andato via via adattando alle esigenze del momento e agli eventi storici: ad esempio negli anni ’30 e ’40 conteneva molta stoffa, visto che le donne erano abituate a cucire i vestiti da sole, mentre durante la Seconda Guerra Mondiale, visto che le stoffe servivano all’esercito, i bimbi dovevano accontentarsi di coperte di carta. Negli anni ’50 sono stati introdotti i vestiti confezionati, mentre i primi pannolini usa e getta risalgono al 1969. Negli ultimi anni però sono stati di nuovo sostituiti con quelli lavabili, per una questione di tutela ambientale.

Ma vediamo cosa contiene la scatola nella versione 2013:

  • tuta da neve, cappello, guanti e stivaletti impermeabili
  • sacco nanna
  • vestitini, tute, body, calzini, calze, leggings (in modelli e colori unisex)
  • accappatoio, asciugamani, forbicine per le unghie, spazzola per capelli, spazzolino da denti, termometro da bagno, tubetto di crema, salviette
  • pannolini di stoffa
  • libro illustrato e giocattoli per la dentizione
  • coppette lavabili per reggiseno
  • preservativi per mamma e papà

Inoltre, la scatola è dotata di un piccolo materasso e un coprimaterasso, copripiumino, coperta e trapunta con imbottitura in pelo naturale per garantire al piccolo il massimo comfort.

Grandi assenti sono il ciuccio e il biberon, per promuovere l’allattamento al seno. Lo scopo della scatola, oltre che fornire beni materiali, è infatti quello di diffondere e supportare le buone pratiche parentali.

Infine, la culla ha un significato simbolico, di uguaglianza sociale e di unione tra le generazioni, e veicola un messaggio importante: tutti i bambini, al di là del ceto sociale, hanno diritto ad un uguale inizio della vita.

Che ne pensate mamme? Anni luce davanti a noi?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *