Depressione post partum: un trattamento coatto per le mamme depresse

Ciao Mamme, oggi parliamo di un tema già trattato diverse volte in passato, tornato agli onori della cronaca a causa di un fatto tragico avvenuto nei giorni scorsi a Passo Corese: una giovane mamma, infatti, depressa ha gettato dalla finestra la sua piccola di sei mesi. La bimba è deceduta proprio ieri dopo qualche giorno di agonia.

Ma cosa può spingere una mamma a compiere un gesto così violento nei confronti del proprio figlio. Secondo le stime degli esperti, infatti, sono circa 75 mila le donne colpite ogni anno dal fenomeno a cui i ginecologi chiedono di porre rimedio attraverso il ricovero coatto, anche se gli psichiatri ribattono che questo non è il metodo giusto.

Molte più donne di quanto si possa immaginare hanno  provato l’impulso di eliminare il bambino appena nato: un dato sconcertante forse, ma veritiero. Ciò dipende da una difficoltà a rileggere la propria esperienza di donna e mamma contemporaneamente e capita generalmente nei primi giorni di vita del neonato: si tratta proprio della depressione post partum. Tutte le neomamme di norma attraversano qualche giorno di Baby Blues, uno stato di malinconia successivo al parto, un periodo naturale di adattamento dopo il quale però se tutto è in regola manifestano un crescente appagamento per la loro maternità. Quando ciò non avviene si parla, invece, di uno stato patologico vero e proprio : la depressione post partum può provocare anche gravi danni se non curata a dovere.

Dalla Sigo (Società Italiana Ginecologia e Ostetricia) è arrivata dopo l’ennesimo caso tragico una proposta che ha scatenato la polemica. La Società presieduta da Giorgio Vittori ha, infatti, proposto di imporre alle donne a rischio di infanticidio lo stesso intervento previsto per i malati mentali gravi in fase acuta, ovvero il trattamento sanitario obbligatorio (Tso) anche se in forma più addolcita.

Un tentativo di arginare il problema, secondo quanto dichiarato dagli specialisti della Sigo e da Antonio Picano, presidente dell’associazione Strade Onlus, nonché responsabile di “Progetto Rebecca” legato proprio alle depressioni post partum. Secondo le stime sarebbero circa un migliaio i casi in cui il figlio si trova in pericolo a causa delle condizioni mentali precarie della mamma depressa. La richiesta arrivata al tavolo del Ministro della SaluteFerruccio Fazio, è dunque quella di emanare delle linee guida, che non modificherebbero in alcun modo la legge, ma consentirebbero di velocizzare l’accesso al Tso, come previsto dalla 180.

Ovviamente con le dovute differenza rispetto al trattamento indicato per psicotici e schizofrenici: nel caso della depressione post partum la richiesta è che ci sia costantemente una persona ad assistere la mamma in casa, in modo da continuare l’accudimento del figlio, soltanto garantendo una condizione di totale sicurezza, sia per la madre sia per il bimbo. Ma il primo a dissentire è stato niente meno che Alberto Siracusano, past president della Società italiana di psichiatria, che accusa il Tso di essere un trattamento che lede i diritti della persona.

In chiusra, dunque, ecco alcuni semplici consigli che possono essere rivolti ai famigliari delle future partorienti: per prima cosa stare accanto alla neomamma soprattutto nei primi giorni dopo il parto e osservarne gli atteggiamenti per essere le prime spie di eventuali campanelli d’allarme, specie in caso di pregresse situazioni di depressione o di stati d’ansia ripetuti nel periodo della gravidanza. Per tutte le future mamme invece un’indicazione di facile attuazione: non abbiate paura di parlare delle vostre paure né di condividerle con chi vi sta accanto, che sia il vostro compagno, i vostri famigliari o il vostro medico.

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