Bambini tra reale e virtuale: il rapporto con le tecnologie nell’analisi di Avg

Care mamme,

voglio farvi una domanda: cosa hanno imparato prima i vostri figli, ad andare in bicicletta o ad usare il telefonino? Ad allacciarsi le scarpe o ad accendere il pc?

Secondo uno studio di Avg, società che si occupa di sicurezza su Internet, non c’è dubbio: i bambini se la cavano molto meglio con la tecnologia, a scapito delle abilità pratiche. La ricerca, nata allo scopo di capire come si è evoluta l’interazione tra bambini e tecnologie, è stata effettuata interpellando 2200 mamme di bambini di età compresa tra i 2 e i 7 anni, in 11 Paesi tra in più evoluti, compresa l’Italia, alle quali è stato chiesto di compilare un questionario sulle abilità dei propri figli.

I risultati dell’indagine, pubblicati dal quotidiano britannico Daily Mail, fanno riflettere: il 58% dei bambini è in grado di giocare a un videogame di livello base, il 77% di completare un puzzle, il 69% di muovere un mouse, il 63% sa accendere e spegnere il pc, il 28% riesce a fare una chiamata con il cellulare, il 25% accede ad Internet senza difficoltà e il 19% riesce a giocare con un’applicazione su dispositivi touch come tablet e smartphone. D’altro canto però, solo il 52% ha già imparato ad andare in bicicletta, il 37% conosce il proprio indirizzo di casa, il 20% è in grado di nuotare senza assistenza e appena l’11% è in grado di allacciarsi le scarpe (percentuale che sale al 14% nella fascia di età tra i 4 e i 5 anni). Lo studio non evidenzia inoltre sostanziali differenze tra maschi e femmine, ma tra mamme giovani e quelle meno: infatti, i bambini le cui mamme hanno dai 35 anni in su risultano più incentivati, anche se poco a dir la verità, a svolgere attività più “tradizionali” come il nuoto e la scrittura.

Eh sì, perché come potete immaginare, la responsabilità di questa sempre minore dimestichezza dei bambini con la “manualità” della vita pratica di tutti i giorni, che fa preferire lo schermo di un pc ad una corsa all’aria aperta, non può che ricadere, purtroppo, proprio sui genitori. Tra il lavoro, gli impegni, la stanchezza e anche un pizzico di pigrizia, i genitori preferiscono non insegnare ai figli le abilità pratiche e fisiche, che sia andare in bicicletta o, appunto, allacciarsi le scarpe, e condividerle con loro, ma optano per la tecnologia, più comoda, espone meno ai pericoli del mondo reale e, diciamolo, è perfetta anche come babysitter (ruolo rivestito fino a qualche anno fa solo dalla TV).

Ma questa sorta di “straniamento” dei nostri figli dal mondo “vero” rischia di compromettere seriamente il loro sviluppo sociale e la capacità di costruire delle relazioni reali con altre persone, oltre che, ovviamente il loro benessere fisico, visto la scarsa attività che sono incoraggiati a fare.

Come sottolinea Sue Palmer, esperta di sviluppo del bambino, ciò di cui i bambini hanno più bisogno è di “un gioco reale con persone reali” e dobbiamo essere noi genitori ad indirizzarli in questo senso. Interessante sarebbe infatti capire, ma questo purtroppo lo studio non lo dice, se e come la padronanza precoce delle abilità digitali nei bambini – che non si può neanche del tutto evitare in quest’epoca estremamente tecnologica – influisca sull’apprendimento di quelle pratiche. Per non sbagliare, immagino che la giusta misura e la compensazione tra i due estremi rimanga sempre la strada migliore da seguire.

Voi che ne pensate? Riconoscete i vostri figli in questa analisi? A voi la parola!

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