Care mamme,
qualche giorno fa vi abbiamo parlato della decisione, molto discussa, della Cassazione francese di negare la cittadinanza a due gemelle nate all’estero da un utero in affitto. Anche oggi vogliamo parlarvi di una storia molto controversa, che sta letteralmente spaccando in due l’opinione pubblica americana.
La protagonista della storia è Bei Bei Shuai, una donna di 34 anni, proprietaria di un ristorante cinese a Indianapolis. Bei Bei era incinta alla 33esima settimana di gravidanza quando, la vigilia di Natale, il compagno e padre della bimba che portava in grembo la abbandona in un parcheggio dicendole che tutto ciò che le aveva raccontato finora non era altro che una menzogna. In realtà, lui aveva già una famiglia, che non aveva alcuna intenzione di abbandonare, e quindi non l’avrebbe sposata e non avrebbe riconosciuto la bambina. Sconvolta, Bei Bei si dirige quasi in trance nella vicina ferramenta, compra del veleno per topi e si avvelena.
Ma, stranamente, non si sente subito male e addirittura riesce ad incontrare alcuni amici e raccontare loro l’accaduto. Quando il veleno inizia a fare effetto, la donna viene immediatamente ricoverata e riesce a salvarsi. Il feto però continua a soffrire tanto che i medici, alla vigilia di Capodanno, il 31 dicembre, la fanno partorire. Angel, questo il nome dato alla piccola, viene subito battezzata perché le sue condizioni sono talmente critiche che deve essere subito intubata. Lo scorso 3 gennaio, Bei Bei riesce a tenere con sé la bimba per 5 ore fuori dall’incubatrice ma la piccola smette di respirare tra le sue braccia.
Due mesi dopo la morte della figlia e dopo un mese di cure in clinica per guarire dalla depressione, a metà marzo Bei Bei viene arrestata con una doppia imputazione: omicidio e tentativo di sopprimere un feto. Dal quel momento, Bei Bei è diventata oggetto di una furibonda lotta tra, da una parte, le leghe per i diritti civili e le organizzazioni femminili che la considerano una perseguitata, visto che in Indiana il tentato suicidio non è reato e, dall’altra, il tribunale che invece ha concentrato la sua attenzione sui diritti del feto, violati da Bei Bei cercando di porre fine alla sua vita durante la gravidanza.
Dopo una settimana di testimonianze che hanno fornito un quadro più esaustivo del dramma umano vissuto dalla donna, la Corte di Indianapolis si è riunita per decidere se rilasciare Bei Bei su cauzione, ma con esito negativo.
Con Bei Bei Shuai si sono però schierate anche le organizzazioni dei medici, secondo le quali i diritti del feto non possono cancellare i diritti civili dei genitori, che possono sempre avere l’ultima parola su come disporre del proprio corpo. Inoltre, secondo i medici, questo giudizio così severo rischia di allontanare dagli ospedali le donne che vivono gravidanze problematiche.
Il disagio umano e psicologico che c’è dietro questa storia è talmente grande e evidente che non si può assolutamente giudicare con leggerezza. Ma voi che ne pensate? Da che parte vi “schierate”? A voi la parola.
Io sto con Bei Bei. Tutta la vita. Come hanno detto i medici, i diritti di un feto NON possono – soprattutto in casi come questo – prevalere su quelli dei genitori. A volte potrà essere difficile e doloroso accettarlo, ma finché non viene al mondo, il feto è sì vita, ma non è PERSONA.
elena
CONCORDO DECISAMENTE CON ELENA, BEI BEI ANCHE IO, STO CON TE!
Ma come fate a dire che non è una persona! avete figli? li avete sentiti muoversi dentro di voi al suono della musica o di una coccola? Penso che Bei Bei si sia trovata su l'orlo del precipizio e non abbia avuto nessuna scelta: L'unico da punire è il presunto fidanzato vigliacco. Penso che non abbia senso condannarla, è sbagliata la legge…. una persona, peralto incinta, che decide di uccidersi è una persona da accompagnare da accudire, non da sbattere in prigione! Io sto con BEI BEI e anche con il suo bambino!