Ciao care mamme,
maneggiate con cura questo post: è un polemicopost!
Leggendo un commento di Gabriella a un mio post sui pannolini lavabili, il mio cervellino ha dato il via a una serie di riflessioni che vorrei condividere con voi, per sentire cosa ne pensate. Tanto in questi giorni li clima non è caldissimo e possiamo arroventare un po’ il blog
Gabriella ha scritto:
Siamo mamme che abbiamo usato i lavabili per i nostri figli e che oggi siamo impegnate per la diffusione delle informazioni, perché tutti possano innanzitutto conoscere che una alternativa c’è, e poi che non è così complicato come tutti ci fanno credere.
Trovo vero questo assunto di Gabriella: a parte nicchie motivate, esiste un “ostruzionismo” generale sui pannolini lavabili. Il che mi ha portato a vedere le cose in una prospettiva più ampia.
A mio avviso questo ostruzionismo è figlio dello stesso atteggiamento che porta a considerare l’allattamento al seno “una scelta come tante” perché “è difficile e può essere doloroso”. Lo stesso atteggiamento che ha portato certe persone a strabuzzarmi gli occhi quando affermavo di non volere l’epidurale, perché ho fiducia nel mio corpo e nel senso del dolore del parto. Lo stesso atteggiamento, allargando il campo, che porta a buttare giù pillole e pasticche per qualsiasi disturbo, senza farsi domande sul proprio stile di vita o sul proprio stato di benessere psicologico.
Siamo dominati dalla dittatura della “comodità”. Per ogni cosa ci viene proposta una scappatoia, una scorciatoia, poco importa se poi la strada più comoda è anche controproducente e ci porta a non ascoltarci più e a delegare a qualcun altro (al ginecologo, al pediatra, all’”esperto”) la nostra felicità e le responsabilità che la vita naturalmente ci prospetta.
Non sto dicendo che allattare è sempre rose e fiori e che le ragadi siano belle; né che il parto sia una passeggiata di salute, ya-hoo! La vita non è facile e spesso è dolorosa. E leggendo il post di Pampilla sulle mamme consapevoli ne condivido lo scopo e le conclusioni, anche se nei contenuti abbiamo idee diverse. Infatti penso come Pampilla che il parlare delle proprie difficoltà e delle proprie esperienze, anche su internet e in forum di discussione, sia importante: e che per noi, donne, mamme, la consapevolezza sia una strada necessaria. Dobbiamo metterci nella condizione di prendere le misure a certi percorsi, e valutare autonomamente e responsabilmente se intraprenderli o no e smetterla di delegare per paura o perché è più comodo.
Ogni scelta merita rispetto, ma ci chiediamo mai cosa vuol dire “scegliere”? Si sceglie quando si fa qualcosa “perché l’ha detto tal dei tali”? Si sceglie quando, per dirla alla Kierkegaard, si sceglie di non scegliere?
Direi che tutto il succo sta nell'ultima tua frase.
Non esiste scelta senza alternativa, non esiste scelta senza consapevolezza. Ma è una strada in salita che quasi mai si rimette in piano. Questo è (esemplificando molto) il motivo per cui spesso ci si "rilassa" e si va avanti seguendo la corrente.
Ti ringrazio per la riflessione che hai fatto, fermarsi è un passo importante per poter guardare meglio la strada da compiere. Ogni tanto ci si accorge che è quella sbagliata.