Mamma Sesa: parto e consapevolezza nei recenti fatti di cronaca

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Care mamme,

che bei discorsi abbiamo fatto nei giorni scorsi su cosa voglia dire consapevolezza nell’affrontare la meravigliosa avventura della maternità, su come scegliere, a seconda delle esigenze e delle opinioni personali, la via più giusta per noi e per il nostro bambino.

Sì, perché le strade possono essere tante ma, almeno nelle intenzioni di chi compie una scelta piuttosto che un’altra, accomunate da un unico scopo: garantire ciò che noi riteniamo meglio per chi amiamo.

Beh, la cronaca più recente ha dato a tutte le nostre riflessioni una risposta beffarda e macabra, che getta nello sconforto perché minaccia di vanificare i nostri sforzi e il nostro impegno: le due liti in sala parto avvenute nel giro di pochi giorni di distanza l’una dall’altra, una a Messina e l’altra a Roma.

I due episodi si sono conclusi con un bambino con possibili danni cerebrali in coma e l’asportazione di un utero, nel caso di Messina, e con il decesso di un neonato a Roma.

Ovviamente, qui non si vogliono sparare sentenze né fare processi a nessuno quindi, finché gli inquirenti non avranno accertano le responsabilità, non si possono trarre conclusioni certe sugli effettivi rapporti di causa ed effetto.

Ad ogni modo, a Roma le ostetriche coinvolte negano ci sia stata una lite e di essere vittime dell’“effetto Messina” perché, in quel caso, i ginecologi, anche se giocano a scaricabarile sulle responsabilità, la lite l’hanno confermata.

Non voglio dare giudizi affrettati ma, anche se i tragici esiti delle due vicende non avessero nulla a che vedere con queste liti vere o presunte, mi sembra già abbastanza grave che dei professionisti possano comportarsi in modo talmente poco professionale e decisamente poco etico.

Un tale “assistenza” ospedaliera mi sembra indegna di un Paese civile e pensare di poter correre il rischio di trovarsi nelle mani di certi personaggi, sicuramente non è rassicurante per una donna che si prepara ad affrontare il parto. Alle future mamme si richiede, come è giusto che sia, di essere informate, consapevoli, pronte e preparate, però, allo stesso modo, ci si aspetta lo siano anche i professionisti che dovrebbero seguirle ed assisterle, e scoprire che non sempre è così, sinceramente, è sconcertante.

Certo, l’errore umano, la disgrazia imponderabile, la non-infallibilità del medico sono cose che, purtroppo, dobbiamo sempre mettere in conto, perché imprescindibilmente legate all’imperfezione umana, però, io credo che, quantomeno, sia legittimo dare per scontato siano in grado di comportarsi seguendo le regole basilari del vivere civile, senza calpestarsi l’uno con l’altro o fare ridicole lotte per il potere, che tanto somigliano a deliri di onnipotenza.

E non mi consola di certo il fatto che si tratta di episodi isolati, perché non concepisco il fatto che nel 2010, in un Paese di certo non arretrato, una donna che deve partorire possa ancora correre il rischio di essere mandata al macello. Così mi chiedo dove sia la consapevolezza e, soprattutto, la coscienza in questi casi.

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