Care mamme,
vi ho raccontato come il mio parto sia stato tutt’altro che rose e fiori ma, almeno, è avvenuto in un buon ospedale che si è davvero preso cura di me – soprattutto psicologicamente – per i successivi 4 giorni di ricovero. Dopo una lunga corsa verso l’ospedale, in preda ai dolori del travaglio, finalmente dopo il parto ho potuto abbracciare il mio piccolino.
Il mio primo ricovero in ospedale, qualche mese prima, era stato in Italia: ero andata al pronto soccorso per una distorsione alla caviglia in seguito a una caduta e lì, quando hanno visto la pancia, mi hanno ricoverata immediatamente, in ginecologia, ovviamente, con annesso terrorismo psicologico su tutti i traumi che avrebbe potuto avere il bambino.
Il piede che mi faceva malissimo, invece, si può dire che non l’hanno nemmeno guardato.
Beh, in quell’occasione, mio padre è dovuto addirittura andarmi a comprare la carta igienica nel bar dell’ospedale perché anche quella era a carico dei pazienti.
All’ospedale dove ho partorito, a Losanna, ho trovato una realtà completamente diversa: ho potuto scegliere una camera singola, per avere la possibilità di far dormire mio marito con me, e ho avuto anche mio figlio sempre con me. Me lo sono portato dalla sala parto e l’ho avuto sempre vicino con la sua culla. Volendo, l’avrei potuto portare alla nursery durante la notte e le infermiere poi l’avrebbero riportato in camera per la poppata.
In camera avevo tutto, montagne di carta igienica (!), assorbenti, mutande igieniche, camicie da notte, asciugamani, tutine e pannolini per il bambino, creme, detergenti, olio di mandorle, garze sterili e disinfettanti per l’ombelico. E le cose che non avevo usato me le hanno fatte portare a casa.
Tutte le mattine mi portavano un thermos con tisana al finocchio, insieme alla colazione e mi facevano scegliere, tra 4-5 menù diversi, il pranzo e la cena. Sui pasti non ne sono sicura ma sono sicura che il trattamento e le svariate forniture non erano riservate solo a chi aveva la camera singola, ma a tutte le neo-mamme ricoverate, indipendentemente dalla scelta della camera.
Ostetriche, infermiere, ginecologi e pediatri si alternavano con visite frequenti e accurate, l’unico neo è stato che non si sono accorti che non avevo ancora abbastanza latte e che il bambino non aveva recuperato il naturale calo fisiologico. Quindi mi hanno fatto stare una notte in più e me l’hanno detto quando ero già vestita e pronta per andare. Ma, a parte questo, sono rimasta davvero colpita dall’organizzazione e dalla cura, dalla disponibilità, dai servizi e dalle agevolazioni offerte. Mi sembrava più di stare in un albergo che in un ospedale!
Una volta dimessa, sono stata seguita da un’ostetrica direttamente a casa: mi visitava, è lei che mi ha tolto i punti e ha dato un po’ di sollievo alla ferita, pesava il bambino, gli controllava l’ombelico ecc.
E’ venuta ogni settimana per circa un mese e mezzo e poi mi ha organizzato un appuntamento, gratuito, con una puericultrice, che è venuta un paio di volte a casa mi ha spiegato tante cose su come prendermi cura al meglio del mio piccolino.
Sempre lei mi ha parlato della possibilità di sottoscrivere un abbonamento, gratuito per i primi 12 mesi, a una serie di pubblicazioni chiamate “Lettere ai genitori” che, illustrano, mese dopo mese, lo sviluppo e i progressi del nostro bambino, ma anche le difficoltà per le mamme, i problemi che possono esserci nella coppia dopo l’arrivo in un figlio, il ruolo dei nonni…insomma, su cosa vuol dire maternità a 360°.
Per concludere, io mi sono sentita davvero seguita, compresa anche nelle mie difficoltà di donna, e sostenuta, proprio grazie a questa possibilità di un confronto “privato”, a casa propria, e all’estrema disponibilità dimostrata da tutte le figure, più o meno mediche, che ho incontrato.
E’ vero che in Svizzera non si va dal pediatra tutti i mesi come in Italia (figuratevi che dopo quella del sesto mese, la visita successiva è direttamente ad un anno di età) ma ci sono molte altre figure che si occupano, ad esempio, dello svezzamento e della crescita, rimandando al pediatra quando riscontrano anomalie o problemi più seri.
Beh, spero che questa serie di post sia stata utile a tutte le lettrici che si sono trovate o si troveranno nella mia stessa situazione, oppure a quelle per le quali è l’Italia il Paese straniero: coraggio, le differenze possono essere tante, sia in positivo che in negativo, ma non perdetevi d’animo e, soprattutto, cercate di scegliere con la massima consapevolezza tra i servizi che vengono offerti, cercando di trarre il meglio da ogni sistema e da ogni cultura.