Care mamme,
continuo con il racconto del mio parto svizzero!
Ci eravamo fermati alla corsa in ospedale. Arrivo e mi fanno accomodare in sala parto, ero già dilatata di 4 centimetri. Ma non avevo ancora rotto le acque.
Finalmente monitorizzano il battito cardiaco del bambino e quel “galoppo” forte e vigoroso mi tranquillizza, lui sta bene e quindi andrà tutto bene.
Si susseguono 2-3 ostetriche che misurano, controllano, una di loro mi rompe le acque e mi dice che è super intenzionata a far nascere il bambino prima che finisca il suo turno. Non ce la fa, anzi, ne dovranno passare altri 2 di turni prima che il mio piccolo si decidesse finalmente a nascere.
Mi chiedono se voglio l’epidurale e io dico di no, la respirazione mi sta aiutando tanto e io voglio fare tutto nel modo più naturale possibile. Comunque mi tranquillizzano molto, c’è un anestesista sempre a disposizione, che sta facendo il giro delle partorienti e, in qualsiasi momento, posso richiederla. Ottima assistenza davvero, aperta a qualsiasi esigenza.
Da quello che mi hanno raccontato, in Italia la presenza dell’anestesista non è poi così scontata ed è necessario richiederlo prima, esprimendo la tua intenzione di fare l’epidurale.
Comunque la situazione non si sblocca, il mio piccolo, anche se in posizione perfetta già da mesi, non vuole scendere. Poi succede qualcosa: 10 ore e 9 centimetri di dilatazione dopo, scoprono che il bambino si è girato con il viso in su, a “guardare le stelle”. Per questo non scendeva.
A questo punto, l’ostetrica mi guarda negli occhi e mi consiglia di fare l’epidurale: io ero stremata, capivo e non capivo cosa stava succedendo, ero annebbiata e ho acconsentito, anche se all’inizio proprio non la volevo. Mi hanno detto che avevo bisogno di farmi alleviare il dolore, altrimenti non sarei riuscita a trovare le forse necessarie per le spinte finali, dato che sarebbe durato ancora qualche altra ora… Mio marito, il mio insostituibile sostegno, era d’accordo con loro ed hanno chiamato l’anestesista…mi ricordo il tremore violento, il freddo, le doglie che si erano trasformate in dolori mestruali un po’ più accentuati e la strana sensazione alle gambe, che ancora sentivo ma che sembrava fluttuassero nell’aria. E’ stata, comunque, la decisione giusta.
Il battito del bambino era sempre bello forte e potente, non era in sofferenza grazie a Dio, così mi hanno attaccato la flebo di ossitocina per stimolare le contrazioni, aumentare la dilatazione dell’utero e indurre il bambino a ritrovare la posizione corretta. Dopo 4 ore e un’episiotomia, alle 02:12 per l’esattezza, l’ho visto, il mio piccolo amore che, nonostante il parto difficile, non aveva neanche un segno di quella sofferenza. E ha cancellato anche la mia, almeno in quel magico momento.
Poi ho ripensato a quante ore sono stata in ballo, ai rischi per il bambino con tutte quelle ore di travaglio, che girandosi si potesse stringere intorno al collo il cordone ombelicale, che bevesse, che gli mancasse ossigeno…e allora il cesareo d’urgenza sarebbe stata l’unica soluzione. Insomma, mi chiedo, non c’è il rischio che una cosa che si vuol fare nel modo più naturale possibile poi si trasformi in qualcosa che naturale non è? Dato che l’ossitocina alla fine me l’hanno data comunque, era necessario aspettare 22 ore e rischiare questo movimento del bambino? Non mi potevano aiutare prima? Non hanno, come si suol dire, “tirato un po’ troppo la corda?”
Non pensate che queste siano domande retoriche e che io abbia già la risposta perché non è così. Anzi, sono riflessioni che sto maturando recentemente e i post di Siria e Pampilla mi hanno aiutato tanto a ripensarci su.
Ripeto, forse la barriera della lingua ha influito su questa sensazione, anche perché alla fine non ce l’ho fatta più a comunicare in francese e sono passata direttamente all’italiano con mio marito che traduceva, ma mi sono sentita in balia di ostetriche che andavano e venivano, con poca, anzi pochissima, consapevolezza e controllo di ciò che stava succedendo.
Se poi aggiungiamo che il mio post parto è stato abbastanza difficile, con l’episiotomia che faticava a rimarginarsi e alcuni punti troppo stretti (non mi hanno mai voluto dire quanti…) che mi rendevano dolorose anche le più elementari funzioni fisiologiche, capirete che mi sono portata dietro le ombre di questa esperienza per un bel po’.
Questo è stato il parto, poi c’è stata la degenza in ospedale e, in questo, la Svizzera è stata insuperabile…vi racconterò!