Care mamme,
lo scorso lunedì 22 agosto è stato un giorno molto importante per la nostra piccola famiglia: nostro figlio – 3 anni a ottobre – è andato all’asilo per la prima volta. Già la scelta di mandarlo e l’individuazione della struttura migliore per le nostre esigenze non sono state proprio una passeggiata. Mi spiego meglio: nella Svizzera Centrale, nel cantone dove abitiamo noi, la scuola materna inizia a 5 anni e dai 3 mesi di vita del bambino fino ai 5-6 anni, si può usufruire di Kindergarten privati, che fungono da asili nido di passaggio.
Finora ho preferito tenerlo a casa con me, ma 5 anni mi sono sempre sembrati un po’ troppi per iniziare un’esperienza di aggregazione e socializzazione importante come la scuola materna. Così abbiamo deciso di seguire l’impostazione scolastica italiana (e della maggior parte dei Paesi europei a dire il vero) e provare l’inserimento ora che sta per compiere i 3 anni d’età.
Fatto questo passo, abbiamo affrontato il secondo, ossia la scelta dell’asilo. Non è stato facile, anche perché la maggior parte delle strutture offrivano, come opzione base, non meno di due giornate intere, ovviamente con pranzo incluso. Una soluzione, a mio avviso, un po’ troppo drastica per iniziare…insomma, mandarlo fuori casa per due giorni interi, senza neanche l’interruzione del pranzo, mi è sembrato esagerato.
Poi, per fortuna, grazie al consiglio di un’altra mamma, abbiamo scovato un asilo molto bello, nuovo, estremamente strutturato e organizzato e, soprattutto, che offriva la possibilità delle 4 mattine a settimana, anche senza pranzo. Siamo andati a visitarlo, abbiamo conosciuto le maestre e, cosa che non mi era mai capitata negli altri asili, mi sono sentita rassicurata e ho avuto la certezza che lì il mio bimbo sarebbe stato in buone mani. Così abbiamo finalmente deciso e l’abbiamo iscritto.
Come dicevo all’inizio, lunedì è stato il nostro primo giorno all’asilo Montessoriano “Sterndli” (stellina). Ci siamo presentati di buon’ora e le educatrici mi hanno consigliato di accompagnarlo nelle varie stanze di gioco, per rassicurarlo con la mia presenza. Siamo stati un po’ nella stanza del disegno a colorare e poi ho provato a dirgli, come mi avevano spiegato, che mi sarei seduta fuori, nel salone che funge anche da sala da pranzo, a leggere il mio libro e che, se avesse avuto bisogno, avrebbe potuto in qualsiasi momento venirmi a chiamare. Ha funzionato: mano nella mano con l’educatrice ha continuato allegramente a colorare e disegnare. Il giorno dopo è andata ancora meglio, nel senso che, dopo un paio d’ore nel salone, sono riuscita ad andare in una stanza – ribattezzata “la stanza delle mamme” – dove ho aspettato pazientemente altre 2 ore, durante le quali lui è stato tranquillamente con le educatrici e gli altri bimbi e, solo un paio di volte, è venuto a salutarmi e a darmi un bacino.
Il terzo giorno, beh, sono rimasta abbastanza a bocca aperta perché, mezz’ora dopo l’arrivo, una maestra gli ha proposto di partecipare ad una gita nel bosco con gli altri bimbi, lui ha accettato con entusiasmo e se ne è andato. Poi si sono fermati direttamente a giocare al parco giochi. Risultato: sono rimasta completamente da sola dalle 9 alle 12 e lui è stato benissimo con il resto del gruppo. Visto il successone di questi primi 3 giorni, le educatrici mi hanno consigliato, per il quarto giorno, di accompagnarlo e poi di tornare a casa. Così ho fatto: me ne sono tornata mogia mogia a casa, preparandomi ad affrontare nostalgicamente la mia prima mattina di solitudine. Un’ora dopo il mio arrivo, arriva anche la telefonata dell’educatrice che mi avverte che il mio ometto coraggioso stava avendo una piccola crisi. Come potete immaginare, mi precipito e lo trovo singhiozzante. Dopo avere ricomposto i pezzetti del mio cuore sparsi sul pavimento, l’ho rassicurato, calmato e coccolato e lui si è sentito di nuovo al sicuro. Tanto che, dopo neanche mezz’ora, quando la maestra gli ha proposto il parco giochi, lui non se l’è fatto ripetere due volte, si è girato verso di me e mi ha detto: “Ciao mamma, io vado a giocare, ciao ciao!”. E io me ne sono rimasta un’altra volta nella stanzetta a leggere…per le due ore successive!
A questo punto, non so davvero cosa aspettarmi lunedì…vi farò sapere!
Bene, questi sono i nostri primi approcci con la scuola materna, rispecchiano un po’ anche i vostri? Oppure siete già in ansia perché i vostri bimbi inizieranno a settembre e non sapete cosa aspettarvi? Se vi va, raccontateci le vostre esperienze!
Comprendo bene questa mamma che è molto attenta e partecipe. Il suo percorso è siimile al mio anche se non ho la fortuna di avere una scuola montessoriana vicina.
Parlando in generale, considero gli Asili, così come le case di riposo, istituzioni contro natura, depositi (per quanto ottimi e con personale e professionisti seri) utili per gli adulti, meno per gli utenti. Preferirei un distacco graduale, una crescita e socializzazione meno forzate come avveniva (e ancora avviene in certe realtà) nei cortili e i giochi tra i tanti bambini che popolavano le nostre case e strade erano controllati da tutti gli adulti che a turno davano un occhio alle attività di piccoli e adolescenti… Oggi le condizioni del tessuto sociale e urbanistico sono diverse ma noi non dovremmo accettare tutto quello che meccanicamente ci viene proposto. Non penso che lascerò il bambino perennemente in asilo per tutto il tempo di apertura. Da parte mia continuerò a occuparmi direttamente di mio figlio per tutto il tempo possibile, considerando anche di farlo socializzare coi cuginetti e i vicini. Questo richiede un mio impegno personale e non delegato.
articolo interessante…l'ho subito condiviso sulla pagine fb della mia scuola dell'infanzia paritaria! (Scuola Gioiosa di Vittoria RG)!!! Cecilia