Care mamme, come blogger di Mammaoggi nei giorni scorsi ho raccontato a Radio19 la mia esperienza con gli asili nido. Ammetto che ero un po’ emozionata, e non era dovuto solo al fatto che parlavo in radio: ricordare quel periodo mi ha intenerito. La prima volta che ho visto mio figlio pronto per uscire di casa e andare all’asilo, insieme ad altri bambini e a delle vere maestre, con il suo piccolo zainetto per il cambio, è stata un’esperienza tosta. Avrei voluto tenerlo con me, mi dava fastidio non sapere cosa avrebbe fatto per tutte quelle ore. Nello stesso tempo ero orgogliosa di vederlo partire per il suo primo, piccolo viaggio nella vita. Contraddizioni di mamma!
Purtroppo il periodo trascorso all’asilo nido comunale per il mio bimbo è stato molto breve. L’inserimento era andato bene, ma il piccolo ha iniziato ad ammalarsi. È un fatto assolutamente normale: ci sono bambini che riescono a frequentare il nido almeno tre settimane al mese e altri che, per malattie varie, saltano interi mesi. Poi erano intervenuti alcuni problemi particolari, e, siccome io ero a casa dal lavoro e incinta di mia figlia, abbiamo deciso di ritirarlo dall’asilo.
E pensare che il posto al nido avevamo faticato a conquistarlo, perché nelle liste d’attesa eravamo penalizzati dal fatto che io non avessi un lavoro fisso. Forse ritirarlo è stata una scelta affrettata, ma ci siamo convinti anche dopo aver consultato alcuni pediatri.
Quando è nata la sorellina li ho avuti a casa tutti e due… Mi son detta che tanto non potevo cercare lavoro perché allattavo, e che se avessi riprovato con il nido anche la neonata si sarebbe ammalata come il fratello. In effetti, hanno passato un anno senza quasi raffreddori, ma per me è stata una gran fatica!
Nel frattempo nella mia cittadina era stato aperto un micronido, una struttura privata che rispetto a quella pubblica offriva anche l’iscrizione part time o la possibilità di frequentare solo alcuni giorni alla settimana. Per me, mamma alla ricerca di un lavoro stabile, era una possibilità decisamente migliore. Nei micronidi inoltre ci sono meno bambini e l’atmosfera è più familiare. I costi restano comunque alti, come e più degli asili comunali, per cui senza un lavoro fisso la scelta di tenere a casa i bambini il più possibile diventa quasi obbligata. In più una mamma che non ha la “giustificazione” del contratto di lavoro che la chiama lontano dai cuccioli subisce ancora delle pressioni psicologiche, del tipo «visto che non lavori approfitta per stare con i tuoi bambini». Sono considerazioni ovvie: per una mamma è importante e bello dedicarsi ai propri figli. Però da un punto di vista lavorativo un’assenza di anni penalizza e rende difficile, e a volte impossibile, riprendere una carriera. Diversa è la scelta di chi abbandona il mondo del lavoro con l’intento di occuparsi esclusivamente dei bambini: in questo caso non ci sono forzature.
La mancanza di un lavoro fisso nel mio caso è stata decisiva, per cui alla fine mi sono occupata quasi a tempo pieno dei miei bambini, a parte qualche ora che passavano con la nonna e qualche mezza giornata nel micronido. Adesso sono orgogliosa di averli allevati io e di aver seguito tutte le tappe della loro crescita. Ma da un punto di vista lavorativo, il “prezzo” lo sto ancora pagando!
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E' proprio così. Noi donne "paghiamo" in prima persona il prezzo della maternità, un'esperienza bellissima fatta di moltissime gioie e soddisfazioni, ma anche di fatiche e rinunce.
Spesso diventando mamme, ci troviamo, per una ragione o per un'altra -ma in definitiva perché non ci sono supporti sufficienti – a dover rinunciare al lavoro o, quando va bene, a ripiegare su situazioni part-time.
Molte volte si instaura un vero e proprio circolo vizioso: abbiamo bisogno di lavorare per contribuire con il nostro apporto economico all'andamento famigliare, ma per lavorare abbiamo bisogno di affidare il bimbo ad una struttura, per affidare il bimbo ad una struttura ci vogliono i soldi…e così via.
E in queste situazioni ci va spesso di mezzo la nostra autostima.
Ci troviamo, per così dire, catapultate nel bellissimo universo delle mamme, ma un po' tagliate fuori dal mondo produttivo e delle relazioni lavorative e così, per quanto riguarda questa sfera, finiamo col perdere anche un po' di smalto e di fiducia in noi stesse.
Dipende anche da chi abbiamo accanto: se il nostro compagno ci comprende possiamo contare sul suo supporto e sulla sua complicità, ma a volte, purtroppo, non è così.
A volte succede che, complice l'unico contributo economico portato dall'uomo, si instaurino modalità di relazione sbilanciate e problematiche, basate sul binomio potere/dipendenza alle quali, proprio per la loro natura disfunzionale,è difficile fare fronte in modo idoneo.
Per fortuna, però, non sempre va così, perchè le nostre risorse personali ci aiutano ad affrontare i nuovi compiti che la vita ci propone e il nostro compagno si rivela un nostro buon supporter e anche un meraviglioso papà.
Proprio così Larella, la situazione più difficile è spesso delle mamme che non hanno un lavoro fisso e non possono affrontare insieme il precariato o la ricerca del lavoro con i costi dell'asilo nido. Il risultato è che rientrano nel "focolare", un'esperienza che è bella solo se vissuta senza altre preoccupazioni (economiche o di realizzazione personale).
Comunque si può fare, come dici tu, grazie al proprio compagno ma soprattutto grazie a noi stesse, alla nostra capacità di rimetterci "in pista" nel lavoro anche dopo anni, alla nostra ricchezza di madri con una visione più profonda, e lungimirante anche, delle cose!