Care mamme,
tra le incombenze quotidiane capaci di esaurire la mia (scarsa) pazienza c’è senz’altro quella dello svolgimento dei compiti di scuola dei bambini.
Ora, dopo tre anni di esperienza (pochi, lo so, mi aspettano prove molto più dure nei prossimi anni), ho classificato i compiti scolastici in tre categorie:
1- i compiti tranquilli che il bambino può eseguire da solo senza grossi errori
2- i compiti difficilotti, che la mamma deve controllare (il che è utile per sapere cosa il pargolo stia imparando a scuola)
3- i compiti “da paura”, proposti non tanto per i bambini, ma espressamente per NOI GENITORI!
Probabilmente le maestre sono segretamente pagate per rinfrescare la cultura di mamme e papà, perché certe lezioni di geometria o di scienze non possono essere studiate dai bambini senza l’aiuto di un “grande”!
Insomma, terminato il lavoro, fatta la spesa e portati i bimbi in piscina, resta la fatidica ora preserale in cui studiare o ripassare le lezioni.

Ed è qui, di fronte ad atteggiamenti poco collaborativi dei figli (se non proprio provocatori!), che scatta la mia “scala degli ultimatum”. La progressione più o meno è questa:
«Bambini, tra dieci minuti venite a fare i compiti, sennò perdo la pazienza»
«Tempo scaduto, mettete via i giochi o mi arrabbio!»
«Ehi, è passata mezz’ora, guardate che stasera saltate i cartoni!»
«BASTA! Venite SUBITO o vi butto via tutto!!!!»
Al che i bambini si avvicinano con aria angelica e dicono: «Ma perché ti arrabbi????? siamo qui!». Ma non è finita…Quando finalmente si sono seduti, a seconda delledegli esercizi da fare e materie scolastiche da studiare saprò se posso o meno allontanarmi dieci minuti per metter su lo spezzatino. Se mio figlio per esempio ha matematica, vado tranquilla. Se invece deve studiare scienze o storia, allora rientrano nella fatidica categoria di compiti “da paura” di cui sopra…quella fatta per noi genitori! E allora bisogna recuperare materiali per esperimenti, ripetere le ere geologiche e tradurre in un linguaggio comprensibile a un ottenne (ma anche a una quarantenne) frasi come “nell’equilibrio ecologico gli elementi si compensano e si integrano”.
Meno male che la bambina è più intraprendente (per ora!). Prende il suo quadernino di prima elementare e si mette a fare da sola gli esercizietti di italiano. Non si spaventa neppure di fronte alle differenze tra le parole con “sce” e “sche”, e a un certo punto tutta felice mi guarda e dice “Ho trovato una bellissima parola da scrivere: scemo!”.
Alla fine, mentre lo spezzatino si attacca e la pasta scuoce, arriviamo finalmente all’ultimo esercizio o all’ultima addizione. E quando mio figlio mi dice: «Mamma, abbiamo finito!», non posso che rispondere: «Bene, domani speriamo di meritarCI un bell’otto!»
è proprio così, senza dimenticare che il sabato e la domenica la passiamo ad anticipare i compiti della settimana!