Regole per il parto sicuro: chiudere i reparti con meno di 500 nati all’anno ed equiparare i costi tra parto naturale e cesareo

Regole per il parto sicuro: chiudere i reparti con meno di 500 nati all’anno ed equiparare i costi tra parto naturale e cesareo

Care mamme,

secondo i medici della Sigo (Società italiana di ginecologia e ostetricia) la prima misura da intraprendere per rendere il parto più sicuro per mamma e bambino è senza dubbio quella di concentrare le nascite nelle strutture più attrezzate, anche se non proprio comodissime come il classico “ospedale sotto casa”.

Per questo motivo, i ginecologi ribadiscono la necessità di chiudere i punti nascita con meno di 500 nati all’anno, non solo perché non sicuri per mamma e bambino, ma anche perché non convenienti per il sistema sanitario.

Dal canto loro, però, i grossi centri –cioè quelli che registrano più di 500 nascite annue – dovranno disporre di una guardia medica 24 ore su 24 con ginecologo, ostetrico ed anestesista. L’obiettivo è di arrivare gradualmente prima a 700 e poi al tetto dei 1000 parti annui previsti dal Ministero.

In Italia, nel 2008, il 67% dei parti è avvenuto nelle 210 strutture che contano almeno 1.000 parti annui e che rappresentano il 37,3% dei punti nascita totali. Una nascita su dieci, invece, avviene in strutture che non arrivano ai 500 parti: 123 sono quelle pubbliche (con il 7,57% dei parti), 33 le private accreditate (17,88% delle nascite) e quasi tutte quelle private.

Come spiega Nicola Surico, presidente della Sigo, “fare 500 parti vuol dire avere almeno il 50% di cesarei. Inoltre, questi punti nascita non hanno una guardia ostetrica permanente, con il neonatologo e l’anestesista. Bisogna fare informazione e spiegare alle donne che un punto nascita più grande garantisce una qualità maggiore per madre e figlio, grazie anche a tecnologie complesse che non tutti gli ospedali sono in grado di permettersi. Mantenere punti nascita con 38 o 60 nascite all’anno, come accade in Sardegna, è rischioso e improduttivo”.

Per limitare il business del cesareo, soprattutto nelle strutture private accreditate, inoltre, sarebbe fondamentale equiparare i Drg (Raggruppamenti omogenei di diagnosi), ossia i costi, tra parto naturale e parto cesareo. Come precisa Paolo Scollo, vicepresidente Sigo e direttore della Ginecologia dell’ospedale Cannizzaro di Catania, “oggi il Drg è di 2.400 euro per il cesareo e di 1.400 per il fisiologico, ma in Sicilia è già stato unificato a 1.900 euro, con un ulteriore incentivo di 300 euro per l’analgesia e per il parto naturale nelle donne già cesarizzate. E stiamo notando una graduale riduzione dei tagli”.

“L’appello – continua il presidente Sigo Nicola Surico – è di equiparare subito i Drg, perché il numero così elevato di cesarei nelle strutture accreditate, soprattutto al Sud, è dettato solo dal lucro. Dimenticando il costo per la donna, in termini di morbilità, per il neonato e per il sistema sanitario”. E’ proprio il sud, infatti, a causa della sua più alta percentuale di cesarei, ad avere anche il più alto tasso di mortalità neonatale.

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