Il 13 giugno scorso si è svolto a Roma il convegno “Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento”, in cui sono stati dibattuti importanti temi inerenti al complesso mondo dell’affido famigliare. Il convegno è stato organizzato dall’associazione La Gabbianella e altri animali (il nome rimanda al libro di Luis Sepùlveda La gabbianella e il gatto, da cui è stato tratto il film d’animazione di Enzo d’Alò, che parlava appunto di una piccola gabbiana che viene “adottata” da un gatto). Purtroppo lo stato di salute dell’affido in Italia è tutt’altro che incoraggiante. Ad o ggi in Italia sono circa 32.000 i bambini che vivono fuori dalla famiglia: 16.800 dei quali sono in affido famigliare, mentre gli altri 15.600 si trovano in strutture residenziali. Il 60% dei neonati abbandonati rimane in istituto e non viene dato in affido, mentre le adozioni nazionali sono in Italia ogni anno 300, nel 2009 quelle internazionali sono state 3964.
Melita Cavallo, presidente del Tribunale per i minorenni di Roma, non ha usato mezzi termini per esprimere la sua preoccupazione: “Negli ultimi anni, a causa dell’aumentata complessità dei fenomeni familiari e della delega data ai servizi sociali, si è abusato molto dello strumento dell’affido, soprattutto nel Lazio”, ha dichiarato. L’eccessivo uso di questo strumento era già stato denunciato dal Corriere della Sera in un articolo che aveva fatto discutere. Come riporta l’articolo, proprio La Gabbianella ha avviato una raccolta di firme per chiedere al Parlamento una modifica alla legge 184/83 che regola gli affidi.
Secondo Arianna Saulini, coordinatrice del gruppo di lavoro per la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, il problema maggiore è invece l’errata applicazione da parte dei giudici della legge 149/2001 sull’adozione e l’affidamento dei minori. Durante il convegno di Roma, Saulini ha dichiarato che “Il diritto di ogni bambino ad avere una famiglia non è un diritto esigibile in Italia, in quanto la realizzazione degli intervisti previsti da questa norma è condizionata dalla disponibilità delle risorse dello Stato, delle regioni e degli altri enti locali”. Urgono pertanto “finanziamenti adeguati per sostenere gli affidamenti famigliari e un monitoraggio periodico sul loro andamento e sulla loro gestione, mentre le autorità giudiziarie minorili dovrebbero dare priorità a questo istituto rispetto all’inserimento in comunità dei minori”.
faccio la mamma in affido da oltre 16 anni, 12 anni fà il tribunale mi ha affidato l'attuale bambina che ho , aveva solo 2 mesi in tutti questi anni ho avuto moltissimi problemi sopratutto da parte di sua mamma che disturbava psicologicamente la bimba(la mamma vede la bimba 1 volta a settimana telefona 1 volta a settimana e la bimba va a casa un fine settimana al mese )non voglio prolungarmi molto ma dall'inizio dell'anno siamo stati costretti ha cambiare i servizi sociali ,che mi stanno dando il tormento più niente è come prima mi sento prigioniera in casa ,non posso più andare in nessun posto,ne tantomeno lasciare la bimba a qualcuno che non sia mio marito, nemmeno a mia figlia che ha 3 bambini che sono cresciuti tutti insieme,dicono che devo sempre avvisare via fax , ma come si può tante volte si decide sul momento di cosa fare ho di dove andare , io penso stiano facendo un abuso di potere non posso consultare un avvocato non ho disponibilità. ma non si arriva a un affido che dura da 12 anni e renderci la vita difficile come farò ora che incomincia la scuola? vorrà uscire un pò con le amiche stare un pò con loro studiare insieme e poi ci saranno le uscite scolastiche ,non sempre le cose si sanno prima .scusami dello sfogo ma sono un pò stanca di questa situazione …………