Al meeting della Società Europea di Riproduzione Umana e Embriologia (ESHRE) che si svolge in questi giorni a Roma, si è discusso di una questione delicata: il congelamento degli ovuli. Si tratta di una scelta sempre più diffusa tra le donne occidentali, che tendono a posticipare sempre di più il momento di diventare mamma. Le ragioni sono molteplici: dalla volontà di concentrarsi sugli studi all’insicurezza lavorativa, fino alla ricerca della “persona giusta” con cui affrontare il difficile compito di genitore. Tutte motivazioni più che giustificate, ma che comportano il rischio di aprirsi alla maternità quando per il nostro corpo è già troppo tardi.
Per evitare questo rischio, molte donne ricorrono al congelamento degli ovuli. Un procedimento già noto da qualche anno che aveva causato scalpore, da un lato per le implicazioni etiche (l’estremo controllo dell’Uomo sul concepimento) e dall’altro per alcune perplessità scientifiche: un ovulo “scongelato” potrà davvero funzionare come un ovulo appena prodotto dal corpo della donna? Secondo recenti studi, pare proprio di sì. Una ricerca condotta dall’Istituto di Infertilità di Valencia, in Spagna, e presentata al convegno, rimarca che su 600 ovuli analizzati, il 43,7% dei ovuli congelati ha reagito positivamente all’inseminazione artificiale, rendendo possibile il concepimento, contro il 41,7% degli ovuli “freschi”. Il risultato, presentato dalla professoressa Ana Cobo, apre nuovi scenari per le donne che devono rimandare la gravidanza per motivi personali o di carriera (si pensi ad esempio alle sportive o addirittura a chi sceglie la carriera militare).
Numeri così sorprendenti sono stati resi possibili dal miglioramento delle tecniche di congelamento degli ovuli, che ha portato a un metodo chiamato vetrificazione. Si prelevano gli ovuli della donna in età fertile (sotto i 37 anni)e si conservano in azoto liquido a -199 gradi°C; a fare la differenza è l’utilizzo di speciali crioprotettori che disitratano la cellula ed evitano la formazione di cristalli di ghiaccio, che potrebbero lacerare parti vitali della cellula e provocarne la morte. Conservati in questo modo, gli ovuli possono aspettare anni ed anni prima di essere usati. Una volta sottoposti a inseminazione artificiale, saranno trasferiti nell’utero.
Naturalmente, gli scienziati consigliano sempre prudenza nel prendere scelte simili. Ma le aspettative delle donne che iniziano a sentir suonare l’orologio biologico sono tante…
Interessante notizia. Conoscevo già il tema, non sapevo del convegno.
Posso fare una domanda?
Ma perchè quando si parla di maternità tardiva si pensa solo ad una scelta fatta in tutta libertà e tranquillità per salvaguardare la carriera o lo sport o la voglia di fare altro?
Perchè non ci si ricorda mai che:
1) I figli non sempre vengono quando uno li vuole e molte mamme tardive (Io!) sono mamme che ci hanno messo una vita per riuscire ad avere un figlio?
2) la principale appilcazione del congelamento degli ovociti è la tutela della fertilità di donne colpite da tumore o leucemia, che devono sottoporsi a chemio e radioterapia e se non congelassero qualche ovocita sarebbero costrette a dare un sicuro addio alla maternità biologica?
Mi chiedo io: ma la maternità tardiva è per forza da collegare alle donne in carriera?
Ma non c'è una malcelata intenzione un pochino bigotta, alla fine, di condannare sia le donne in carriera che le madri tardive che la manipolazione degli ovociti, quando ci si dimentica di dire che ci sono donne che non hanno altra scelta che tecniche avanzate di procreazione assistita per diventare madri?
Non so, eh… La butto lì, per riflettere insieme.
Buonanotte
Blanche
Vorrei sapere se questa tecnica può essere utilizzata anche da una donna che ha trentanove anni (o solo da donne che hanno meno di trentasette anni)?
Grazie.
Gentile Sara per queste nozioni così tecniche devi rivolgerti ad un centro specialistico di inseminazione artificiale. Noi siamo un blog che parla di mamme ma non siamo una testata scientifica e non siamo medici. Ogni fisico è diverso dall'altro, spesso i dati delle ricerche scientifiche sono indicativi di una media. Rivolgiti con fiducia al tuo ginecologo!