Mamme Senza Frontiere: Giappone

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Care mamme,

per la rubrica di “Mamme Senza Frontiere”, questa settimana facciamo una rapida incursione nel paese del Sol Levante. Mi era tornata in mente una “tradizione” abbastanza particolare riguardante la preparazione delle merende, e con una rapida ricerca sul web mi sono rinfrescata la memoria.

Anche in Giappone vige l’uso che a Milano chiamano con la cacofonica “schiscia”, ovvero del pranzo da portarsi da casa e mangiare a lavoro e a scuola. Solo che i figli di Amaterasu lo chiamano “bento” e lo prendono terribilmente sul serio. Le mamme infatti sono tenute a prepararlo… immagino il consueto girone infernale che ben conosciamo tutte: questo gliel’ho fatto ieri, oggi che mi invento? Devo fare la spesa per domani, il pesce non l’ha mangiato già due giorni fa? Ecco, morirà di fame e di scompensi alimentari!

Ma l’assortimento è nulla. Anche la preparazione è vitale. E non parlo di cottura o condimento, no, dico proprio il colpo d’occhio, l’effetto coreografico del tutto quando spalanchi il coperchietto e gli amichetti ci buttano lo sguardo pronti a fare paragoni tra chi è più kauai e chi invece, sfigato, ha i soliti piselli col disegnino di Hello Kitty. Insomma, leggete qui:  il bento oltre a essere un’arte sembra essere anche una pretesa sociale.

Già mi immagino una mia sosia con gli occhi a mandorla: cucinerebbe sei giorni a settimana l’occhio di bue circondato di riso tipo bandierina nazionale e rovinerebbe per sempre l’autostima dei suoi figli. E morirebbero anche di carenze alimentari, sempre se, presa nella spirale del bento, tutta la famiglia non impazzisce prima. Aiuto! ^^

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