Care donne che cercate un figlio e non rimanete incinte subito come pensavate, vorrei darvi la mia testimonianza, perché so quanto sia doloroso volere un bambino e iniziare a vedere sempre più ostacoli davanti a un percorso che ci si aspettava tutto rose e fiori.
Chi ha letto qualche mio post su Mammaoggi sa che ho un bambino di quasi due anni e che sono incinta di una bambina che arriverà a fine ottobre. Però non sa che per “produrre” Tommaso, questo il nome del mio piccolo, ci è voluto un anno di sofferenze (psicologiche) crescenti, fino all’inaspettato esito positivo.
Quando io e mio marito abbiamo deciso che era giunto il momento di far crescere la famiglia, infatti, sapevamo che ci poteva volere del tempo, anche perché io qualche problemino di ciclo ce l’ho sempre avuto (tecnicamente, ho una policistosi ovarica con dismenorrea). Dopo 6-7 mesi infruttuosi, però, durante una visita dalla ginecologa abbiamo affrontato la questione, anche perché io praticamente in un anno avevo avuto il ciclo tre volte e, volendo dei figli, cominciavo a pensare che la cosa poteva avere un peso diverso dal solito. La ginecologa mi ha tranquillizzato, dicendomi che è molto frequente che una coppia al primo figlio ci metta anche un anno ad averlo, tuttavia, conoscendo il mio quandro clinico, ha deciso di farmi fare qualche accertamento in più, per non perdere del tempo prezioso.
Così il 20 dicembre 2007 (chi se lo scorda) vado a fare la mia prima isterosalpingografia, un esame che serve per analizzare lo stato delle tube di Falloppio (aperte, chiuse). L’esame rivela che una tuba effettivamente è chiusa. Vi assicuro che non sono una persona facile al pianto, tantomeno in pubblico, ma questa mazzata, così l’ho considerata, mi aveva colto così di sopresa, che sono uscita dall’ospedale piangendo a dirotto (avevo voluto andarci assolutamente da sola). Poi mi sono recata al lavoro, come sempre, e ho finito quella mia prima “giornata con il macigno”. Perché da allora e fino a quando non sono rimasta incinta, mi sono sentita così.
Quando si decide di avere un figlio, il figlio deve arrivare. Lanciato a mille al di fuori del nostro controllo razionale, il cervello pensa solo a questo. Intorno a te cominci a vedere solo donne incinta, solo meravigliosi bambini piccoli, i servizi in tv parlano di nascita e problematiche relative alla maternità, un sacco di amiche ti annunciano di aspettare un bambino, anche quelle che non conosci proprio bene, e così via. Io ero andata letteralmente in loop. Mi sembrava di impazzire. Non ero più in me, avevo perso lucidità.
Mio marito cercava di traquillizzarmi, mi diceva che dovevamo avere pazienza, che io mi ero fissata, che sbagliavo. Io gli rispondevo che lui era così tranquillo perché il “problema” non era lui. Mi sentivo sbagliata, anche se nessuno mi faceva sentire tale. Facevo tutto da sola. Lasciamo stare il sesso, terreno ormai delicatissimo.
Ero molto spaventata al pensiero di quello che ci aspettava: la ginecologa aveva inizato a parlare di monitoraggio dell’ovulazione, di apertura/asportazione della tuba chiusa, di terapie ormonali e così via. Mi dicevo: ma proprio a me doveva toccare questo strazio?
All’inizio di gennaio 2008, forse perché ero stata un po’ in vacanza e, bene o male, ero riuscita a staccare un po’ la spina, mi ero come rassegnata e tranquillizzata. Il 21 febbraio 2008 dovevo entrare in ospedale per l’intervento, in laparoscopia, che avrebbe verificato se la tuba si poteva aprire o se si doveva asportare e, già che c’eravamo, se l’utero fosse a posto.
Beh, una settimana prima comincio a sentirmi poco bene: un gran dolore al seno, una stanchezza mortale, un mal di pancia e di reni mostruosi. Chiamo la ginecologa e lei mi fa andare subito per un controllo al volo, temendo una gravidanza extra uterina. Non dimenticherò mai la sua vampata rossa in viso mentre mi annunciava, alle tre di pomeriggio di un normale venerdì di metà febbraio, pieno di sole e di freddo, che ero incinta. Incinta! Ma com’era stato possibile? Lei stessa era basita, parlando di un fatto davvero raro, per dei motivi che non mi ricordo (!).
Sono tornata al lavoro con la testa nell’iperuranio e mi sono tenuta per me questa cosa fino a sera, quando mio marito è rincasato dal lavoro, perché non glielo volevo dire per telefono. Vi lascio immaginare la sua felicità, che è arrivata fino alle lacrime.
Di lì in poi la mia fiducia in una gravidanza assolutamente priva di problemi è stata incrollabile. Anche se non ne avevo alcuna ragione oggettiva, non mi è mai sfiorato il pensiero che qualcosa avrebbe potuto andare meno che bene. Finalmente, dopo tanti mesi difficili, tornavo a sorridere e a vivere bene. Anzi, ero felice.
Il secondo figlio? In prospettiva ho fatto un’altra isterosalpingografia lo scorso ottobre, per capire se quell’intervento sulla tuba rimandato per gravidanza conclamata doveva essere fatto o no. Ma si vede che la prima gravidanza aveva “stappato” la situazione, perché era tutto a posto. E il mio secondo figlio è arrivato immediatamente. Avete presente quando si dice: per il primo ci è voluto un anno, mettiamoci dietro che tanto… Ecco, le ultime parole famose, insomma.
Questo mio racconto, un po’ lungo per la verità, vuole dare un po’ di speranza e un caldo abbraccio a tutte quelle che sono nel tunnel di un desiderio incompiuto. Non perdetevi d’animo e soprattutto, se volete un figlio, non pensateci troppo! Comunque vada, non dipenderà da voi, non sarà colpa vostra. Buona fortuna!
Cara Pampilla, il tuo racconto mi ha commossa…e mi ha ricordato quanto io abbia desiderato l'arrivo del primo figlio. E' vero, pensarci troppo è controproducente. Bisogna essere fiduciose che, per vie naturali o con l'adozione, prima o poi si riuscirà ad avere un bambino
Ho letto la tua testimonianza, che arriva a tirarmi su di morale dopo che lunedì ho fatto l'isterosalpingografia e il liquido che mi hanno iniettato è passato in minima parte nelle tube. è da un anno e 2 mesi che cerco il secondo figlio, e questa cosa delle tube non ci voleva proprio. spero di rimanere presto incinta