Care mamme, ho letto le esperienze di altre mamme riguardo alla nanna dei loro piccoli, come quelle di Siria ed Elisa. Anch’io ho dovuto affrontare la questione abbastanza presto, perché purtroppo nessuno dei miei piccoli sembrava predisposto alla situazione ideale, quasi da favola (ma a qualche mamma capita!) del “mi addormento presto e dormo 12 ore”. I bambini sono proprio diversi uno dall’altro, è vero, ma la convinzione che io mi sono creata negli anni è che il sonno è una funzione vitale troppo importante per essere lasciata al caso. I bambini hanno bisogno di molto sonno, certo variabile come ore totali, e il fatto di regolarlo ha un senso ben preciso. Osservando tanti bimbi, mi sembra che l’abitudine al sonno che hanno acquistato da piccoli abbia influito nelle età successive. Nel periodo scolare andare a letto alle 23 non fa bene ai bambini, così come stare svegli troppo spesso con gli adulti fino alle ore piccole li eccita in modo esagerato Certo, se al sabato si va a mangiare la pizza, è normale fare tardi e la domenica mattina si recupera.
Quando ho avuto il primo figlio non sapevo bene come fare: il mio bimbo faticava ad addormentarsi e si svegliava spesso di notte. Innanzitutto, per me e mio marito il lettone era solo nostro, anche perché abbiamo un sonno “leggero”. Allora ci siamo informati e abbiamo iniziato anche noi con i piccoli riti, bagnetto, coccole, e saluti agli amichetti: «Adesso facciamo la nanna, saluta l’orsetto, saluta il pinguino, guarda che il tigrotto dorme…» e così via. Verso i 7 mesi siamo riusciti a metterlo a letto verso le 21, ma fino ai 14 mesi ha continuato a svegliarsi un paio di volte per notte.
Diverso è stato il caso della bimba, perché aveva un sonno “a singhiozzo”. A 4 mesi circa dormiva 4-5 ore, con uno o due risvegli per mangiare, poi, verso le due di notte, iniziava a fare dei mini pisolini di dieci-quindici minuti, per altre 5 ore circa. Per me era una vera tortura! Dopo alcuni mesi, impietosito dal mio stadio ormai pre-larvale, mio marito ha tentato la temutissima e controversissima manovra “Estivill”: il pianto notturno! Certo, detto così è da sadici: in realtà abbiamo interpretato a modo nostro, con molta dolcezza e gradualità, la famosa teoria esposta nel libro del medico spagnolo, soprattutto perché un passo ci aveva convinti: se i bambini non acquistano una buona abitudine al sonno entro i 5 anni, rischiano da grandi di avere dei problemi di insonnia o anche più gravi. Risultato: dopo due notti di pianti, neppure troppo intensi, la bimba ha iniziato a farsi delle nottate intere, dalle 21 alle 7, senza MAI svegliarsi. Io così ho evitato altri mesi (o anni) di sofferenze notturne, e soprattutto la mia piccola ha iniziato a godersi dei sonni stupendi.
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