Asili nido comunali: un lusso per pochi

nido

Ciao mamme, ma voi siete riuscite a iscrivere il vostro piccolo all’asilo nido comunale?

La domanda non è retorica né vuole essere una mera polemica, ma è una domanda che sorge spontanea dopo aver letto i dati Istat. Secondo quando rilevato da un indagine effettuata proprio dall’Istat circa il 10% dei bambini usufruisce degli asili nido comunali, ovvero un bambino su 10. Davvero un dato sconfortante, considerando che il trattato di Lisbona prevedeva entro il 2010 il raggiungimento di una percentuale intorno al 33%.

I dati ci dicono che le possibilità di iscrivere i figli al nido comunale sono in crescita (più 6,7% di bambini iscritti,) ma ancora troppo poche a discapito di una richiesta sempre maggiore da parte delle famiglie, che impossibilitate ad accedere al servizio pubblico, molto spesso, al momento di riprendere il lavoro e non potendo lasciare i figli ai nonni,  ricorrono a quello privato. In un panorama così carente, certo qualche isola felice rimane: l’Emilia Romagna per esempio si mantiene su una media del 24%, segue la Valle d’Aosta con il 22%.

Fanalino di coda di questa classifica sono, invece, le regioni del Sud Italia, dove gli asili nido comunali sono al collasso e dove esiste un vero e proprio stato di emergenza. In Campania solo l’1,7% dei bimbi fra zero e tre anni ha potuto frequentare il nido comunale, un po’ meglio è andato alla Calabria con il 2,3%.

La spesa annua dei Comuni per gli asili nido comunali si aggira intorno al miliardo e 118 milioni di euro (con un aumento rispetto all’anno precedente del 9,7%), ma anche le famiglie hanno dovuto sborsare e non poco per coprire le rette: hanno speso, infatti, circa 244 milioni di euro, il 5% in più.

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