A due anni il bambino puo’ imparare fino a 20 parole nuove al giorno. Nel periodo dell’apprendimento del suo linguaggio, il bambino viene sollecitato ad acquisire nuovi termini continuamente attraverso i libri, la televisione e le relazioni sociali. Con l’inserimento all’asilo o a scuola spesso i bambini iniziano ad utilizzare le famose parolacce. In realtà i bambini iniziano ad utilizzare questo linguaggio semplicemente quando ne vengono a contatto, ovvero quando un adulto vicino ai bambini parla in modo “colorito” o c’è un bimbo nel gruppo che utilizza un linguaggio poco consono. Di fronte alla parolaccia l’adulto reagisce inorridendo e spesso arrabbiandosi.
Il bambino comprende presto che l’utilizzo di una certa gamma di linguaggio garantisce l’accesso diretto alle attenzioni di mamma e papà. Inoltre, i piccoli capiscono come l’utilizzo di alcune semplici parole possano suscitare scalpore e sconvolgimento, rappresentando una grande sfida alle regole imposte dalle figure genitoriali.
Il bambino non sempre comprendere il significato delle parole che sta pronunciando ma sicuramente è in grado di cogliere l’intonazione che accompagna tali parole ma ,ciò che più li attrae, sembra essere proprio il loro effetto trasgressivo, ossia la possibilità di pronunciare dei termini legati ad argomenti vietati, come ad esempio il sesso.
Alcuni consigli pratici.
Evitate di utilizzare un linguaggio colorito. Il bambino deve avere un modello coerente che si esprime utilizzando un linguaggio sempre ammissibile e mai eccessivo o inopportuno. I genitori dovrebbero sempre esprimersi in modo consono, soprattutto di fronte al bambino.
Come già ricordato in altre situazioni, la provocazione conosce un’unica arma di distruzione: l’indifferenza. La provocazione funziona nel momento in cui garantisce al bambino di ottenere qualcosa (dico una parolaccia e la mamma mi guarda). Nel momento in cui essa dovesse perdere la sua valenza non avrebbe più alcuna utilità.
Poiché però il bambino potrebbe ritrovarsi a ripetere spesso una parolaccia, o a urlarla, magari in un contesto differente da quello familiare, è comunque importante potergli spiegare perché quelle “brutte” parole non possono essere dette e, se opportuno, che significato hanno e soprattutto perché possono essere così sgradevoli e offensive per gli altri.
Fate sempre attenzione a non assumere una posizione troppo intransigente, perché è proprio all’interno di contesti familiari caratterizzati da stili educativi molto severi che il bambino può rimanere maggiormente affascinato dalle parolacce e più in generale dalla possibilità di ribellarsi e disobbedire alle regole.
In alcuni casi può rivelarsi utile chiedere al bambino più piccolo di fare una magia per annullare l’effetto della parola brutta, come ad esempio dire tre parole belle dopo averne dette una brutta.