Adozione, incontro con l'associazione Le radici e le ali. Intervista a Giulia Clementi

radici

Diventare genitori è un sogno che per realizzarsi non necessita per forza della biologia. Lo dimostra il numero crescente di aspiranti genitori adottivi. Il mondo dell’adozione, però, è per molti un complesso labirinto di normative in cui non è facile districarsi. Adottare significa anche affrontare una dimensione affettiva tutt’altro che scontata. Per capire meglio cosa significhi diventare genitori adottivi, Mammaoggi.it ha incontrato Giulia Clementi, volontaria dell’associazione Le radici e le Ali nonché mamma adottiva. “C’è un interesse crescente nei confronti dell’adozione-ammette Clementi-la mailing lista della nostra associazione è sempre più lunga e i nostri incontri sono arrivati a contare 220 partecipanti”.

Nel 2000 Le Radici e le Ali era solo un gruppo di aspiranti genitori adottivi che si riuniva per condividere esperienze, dubbi e difficoltà.  Hanno cominciato organizzando incontri a Paderno Dugnano, in provincia di Milano. Nel 2007 sono nati altri 3 gruppi: a Faenza, Brescia, Venezia.  Dal 2009 sono diventati associazione, ufficializzando il loro ruolo. Il logo già spiega la loro filosofia e: è il fiore di tarassaco. Le sue radici ben piantate a terra e i suoi semi capaci di volare e raggiungere terre lontane ben rappresentano l’avventura di un figlio adottivo, che lascia la sua terra d’origine per cercare una nuova casa in cui crescere.

In cosa consiste il lavoro dell’associazione?

  • L’ultimo martedì di ogni mese, con eccezione dei mesi estivi e di dicembre, teniamo degli incontri pubblici gratuiti sul tema dell’adozione. I relatori esterni sono esperti, come psicologi o mamma e figlio adottivoassistenti sociali, ma anche genitori e figli adottivi che vengono ad offrire le proprie testimonianze.  Oltre agli incontri offriamo dei corsi a pagamento per i futuri genitori adottivi: 5 serate, al massimo dieci coppie. La prima serata di solito è tenuta da un’assistente sociale, che illustra il percorso adottivo anche da un punto di vista pratico, approfondendo i requisiti richiesti dalla Legge alle famiglie adottive. Seguono 3 incontri con uno psicologo. L’ultimo incontro è dedicato alle testimonianze di famiglie adottive”.

Quali temi vengono affrontati durante gli incontri?

  • “Temi fondamentali, come ad esempio il lutto della sterilità: 9 coppie su 10 disponibili all’adozione non possono avere figli naturali. Un altro tema è il bambino immaginato, ovvero la differenza tra il bambino che sogni e quello che incontrerai. Inoltre, i futuri genitori vengono preparati a gestire il bambino e l’impatto con la sua nuova realtà. Alcuni trovano difficile ricevere contemporaneamente l’amore di ben 2 genitori. Tendono a “sceglierne uno” a cui si legano particolarmente. E’ una normale fase di crescita del rapporto. Molti altri vivono con angoscia l’essere stati “scelti” al posto di altri. E’ importante far capire che non sono stati i genitori a sceglierlo, ma la saggezza di un giudice che abbina la famiglia e il bambino a seconda dei loro profili personali. E’ questo l’iter obbligatorio da seguire per tutti, anche nelle adozioni internazionali”.

Qual è la strada legale da percorrere per diventare genitori adottivi?

  • Sul sito dell’associazione Le Radici e le Ali abbiamo spiegato l’intero iter, tappa per tappa. E’ importante ricordare che la Legge italiana sancisce il diritto dei minori ad avere una famiglia, non il diritto degli adulti ad avere dei figli… per cui ci si può dimostrare disponibili all’adozione ma questo non significa poterla pretendere. A questo punto entrano in gioco i servizi sociali e gli psicologi della Asl di zona, che approfondiscono l’ambiente famigliare, l’attitudine ad educare il minore, la posizione economica. Tutte indagini necessarie ma che spesso vengono vissute con ansia dalle famiglie. I potenziali genitori vengono poi dirottati su associazioni come la nostra, affinché possano seguire dei percorsi di preparazione. Noi seguiamo scrupolosamente le direttive della Regione Lombardia sui corsi preadozione, in collaborazione con le Asl locali, con cui ammetto che lavoriamo molto bene. A questo punto, non resta che aspettare…

Quanto deve aspettare una famiglia per veder realizzato il sogno dell’adozione?

  • Molto, in media 3 anni, in ogni caso ogni storia è molto differente,  si va dagli 1 ai 4 anni nei casi più difficili”.

Perché molte famiglie si rivolgono all’adozione internazionale? E’ vero che è più semplice e rapida rispetto a quella nazionale?

  • L’adozione nazionale è difficile perché, fortunatamente, in Italia sono pochi i bambini dichiarati adottabili. I bambini non riconosciuti dalla madre in ospedale subito dopo il parto sono dichiarati adottabili a 10 giorni dalla nascita, per dare alla madre naturale la possibilità di ripensarci o al padre di farsi vivo. Escludendo questi casi, la Legge italiana fa di tutto perché il piccolo possa rimanere all’interno della famiglia di origine. Si cerca di aiutare i genitori biologici il più possibile, ricorrendo ai servizi sociali, o a una famiglia affidataria, che in primo luogo viene cercata tra i parenti fino al quarto grado. Il Tribunale dei Minori di  Milano ogni anno riceve circa 1.500 richieste di disponibilità. Considerato che la disponibilità per l’adozione nazionale è valida per 3 anni,  questo vuol dire che ogni anno circa 4500 coppie disponibili ad  adottare un bambino a fronte di poco più di un centinaio di bambini dati in adozione dal Tribunale. E’ per questo che ci si rivolge sempre di più all’estero.

Molti temono il cosiddetto “rischio giuridico”, che si verifica quando i familiari biologici di un minore fanno ricorso al Tribunale Ordinario per annullare la sentenza di adozione, mentre il bambino è già stato collocato presso una famiglia adottiva.

  • Una volta che il Tribunale dei Minori decide di togliere la patria potestà e dichiarare il bambino adottabile è molto difficile che si torni indietro. Il rischio giudiziario esiste sempre per le adozioni nazionali ma anche se volte le famiglie di origine fanno ricorso, è molto rara la probabilità che lo vincano. Anche in questa remota eventualità si cerca sempre comunque di tutelare il bambino, il suo diritto a una stabilità viene prima di tutto”.
Giulia Clementi, associazione Le Radici e le Ali

Giulia Clementi, associazione Le Radici e le Ali

Tornando all’adozione internazionale, l’iter da seguire è molto diverso da quello nazionale?

  • I passi da compiere sono fondamentalmente gli stessi. L’adozione internazionale ha vissuto un grande cambiamento nel 2001, con l’introduzione della nuova normativa che ha cancellato il fenomeno delle “adozioni fai da te”. Adesso c’è un iter molto severo da seguire con la Asl e le pratiche nel paese di origine del bambino sono seguite dagli enti autorizzati , il cui elenco è disponibile sul sito della Commissione delle Adozioni  Internazionali. Anche le autorità locali sono più attente. Ecco perché consigliamo di presentare contemporaneamente due domande, una per l’adozione nazionale e una per quella internazionale“.

Lei è diventata mamma grazie all’adozione internazionale?

  • Sì, di due bambini di origine etiope. Due fratelli che all’epoca dell’adozione avevano 5 e 9 anni“.

Qualche consiglio alle “mamme senza frontiere”?

  • Fare attenzione alla lingua, che può essere un grosso limite. Per me era difficile capirli e per loro era difficile esprimersi, comunicare messaggi che andassero oltre il semplice mangiare e dormire. La lingua è anche il veicolo con cui il bambino ha bisogno di esprimere la propria emotività. Inoltre, bisogna sforzarsi di non dare mai nulla per scontato, perché i bambini si trovano catapultati in un mondo pieno di novità. E’ importante lasciarli abituare gradualmente e non avere fretta di mandarli a scuola“.

Difficoltà pratiche?

  • Nessuna. Quando escono dal Paese di origine, i bambini sono già considerati figli della coppia che li adotta ed entrano in Italia come cittadini italiani“.

Pensa che l’affetto che lega genitori e figli adottivi sia diverso da quello che lega i genitori ai figli naturali?

  • Di certo la dimensione del genitore adottivo è per certi versi diversa da quella del genitore biologico: il genitore biologico non ha bisogno di essere riconosciuto.  Il genitore adottivo invece deve venire a sua volta “adottato” dal bambino. Quando questo processo si compie, si crea un legame profondissimo, oltre il normale legame che lega le famiglie biologiche. Mio figlio è simile a me: usa i miei stessi intercalari, i miei modi di esprimersi,  gesticola come me, ha ereditato molte delle mie convinzioni e passioni. Una volta stavo parlando con altri genitori;  data la differenza somatica, non avevano inteso che io fossi la mamma. “Ma certo che è mio figlio-ho risposto- non vedete come mi somiglia?”.

Le radici e le Ali, Contatti:

Sedi di MILANO e MONZA-BRIANZA: info@leradicieleali.com – Telefono 338-6091620
Affiliati di RAVENNA: faenza@leradicieleali.com – Telefono 331-9987256
Affiliati di BRESCIA: brescia@leradicieleali.com – Telefono 339-4818946
Punto Informativo di VENEZIA: lisa_demarchi@libero.it – Telefono 338-4060435

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