Emittente e ricevente, come abbiamo già detto, sono i soggetti della comunicazione, gli attori principali di questo processo così intricato e complesso. Possiamo dire che rappresentano il chi della comunicazione.
Adesso è arrivato il momento di analizzarne il cosa, cioè quello che viene definito messaggio.
Il messaggio è come il contenuto di una scatola che qualcuno (l’emittente) porge a qualcun altro (il ricevente) che, dopo averne analizzato l’interno, lo arricchisce di nuovi elementi.
Questa scatola, ovviamente, può passare tra le mani di più persone, ognuna delle quali potrà aggiungere qualcosa che ne renderà il contenuto più ampio e vario.
Il messaggio può essere di varia natura e può essere trasmesso in linguaggi e attraverso canali diversi, e va interpretato in funzione di quello che viene definito referente, ovvero il tema, l’argomento di cui tratta.
Un messaggio, inoltre, può essere semplicemente veicolo di informazioni relative ad un dato evento o ad una data persona, ma può anche arricchirsi di elementi conoscitivi (cioè nozioni riconducibili a vari ambiti della conoscenza) o emotivi (che rimandano alla sfera soggettiva dei sentimenti e delle emozioni).
Prendiamo come esempio un messaggio di questo tipo:
«La signora Marchetti è un avvocato e riceve ogni lunedì dalle ore 15:00 alle ore 19:00».
Si tratta di una semplice informazione relativa ad una persona, al suo impiego, e agli orari in cui svolge questa attività. Questo semplice messaggio, però, può evolversi nel corso della discussione e arricchirsi di elementi sia di tipo conoscitivo che, perché no, emotivo.
Torniamo all’esempio della scatola. Se chi apre la scatola è un bambino, può sentire il bisogno di aggiungere una domanda di questo tipo: «Che cos’è un avvocato, mamma?» per cui, al passaggio successivo, la risposta deve contenere elementi conoscitivi relativi alla figura dell’avvocato e alle funzioni connesse a tale professione. Ma può anche accadere che la scatola si arricchisca di sfumature emotive per cui a chi chiede: «Chi è la signora Marchetti?» può essere il bambino stesso a rispondere: «È Ia mamma di Francesco, il mio compagno di scuola, quello simpaticissimo con cui mi piace un sacco fare i compiti e giocare alla play-station!». In questo caso il contenuto del messaggio non è semplicemente informativo e non trasmette esclusivamente degli elementi oggettivi e validi universalmente. Dire che Francesco è un bambino simpaticissimo e dichiarare apertamente di apprezzarne la compagnia, rimanda a delle implicazioni emotive e del tutto soggettive che possono suscitare l’approvazione dei presenti o, viceversa, il dissenso.
Il coinvolgimento emotivo, inoltre, può essere espresso in maniera diretta, ricorrendo ad elementi verbali che lo rendono esplicito (come la parola simpaticissimo dell’esempio precedente), o può essere trasmesso implicitamente attraverso il tono della voce, la mimica facciale, la gestualità, elementi che rimandano, come vedremo, alla sfera del linguaggio non verbale.
Ed è questo quello che spero di poter fare un giorno: comunicare alle persone ciò che sento e mi piace, scrivere, lasciare e lanciare messaggi…e spero di farlo con la bravura, la chiarezza e il talento che ti contaddistinguono!
Un abbraccio!