Torniamo oggi con un bel consiglio di lettura per voi mamme. Un testo non recentissimo (1999) ma ancora capace di scatenare accesi dibatti e discussioni tra i genitori che parla dei disturbi del sonno. Si tratta di “Fate la nanna”, scritto dallo specialista dei disturbi del sonno dott. Eduard Estivill in collaborazione con la giornalista Sylvia de Béjar.
Il messaggio principale che il libro vuole diffondere è che il sonno si può insegnare e che dormire è un’abitudine che il bambino può imparare. Ed è importante farlo nei primi mesi di vita perché altrimenti le turbe del sonno potrebbero accompagnarlo per tutto il corso della sua esistenza.
Ma come possiamo insegnarglielo?
Innanzitutto attraverso un rituale che si deve ripetere sempre e rigorosamente tutte le sere allo stesso modo: che sia leggere una favola, dare il bacino della buonanotte a tutti i peluche che possiede, lavargli i denti cantando una filastrocca…potete adottare il rito che più vi piace, ma una volta trovato, dovete fare di tutto per mantenerlo. Certo, i primi tempi questo può portare a qualche rinuncia e a qualche piccola limitazione ma riuscire ad ottenere un’ininterrotta notte di sonno sicuramente vale qualche piccolo sacrificio!
Quindi, una volta compiuto il rituale, mettete a letto il vostro bimbo, baciatelo, dategli la buonanotte (mantenendo tutte le sere lo stesso ordine e le stesse frasi) e uscite dalla stanza. Se il bambino dimostra di non gradire, non tornate subito in camera e soprattutto non prendetelo in braccio, ma rassicuratelo per non farlo sentire mai abbandonato, ditegli che mamma e papà ci sono sempre per lui ma uscite di nuovo. Ripetete la stessa cosa se il bimbo continua a lamentarsi, cercando di allungare man mano gli intervalli di tempo tra una visita e l’altra.
Secondo il metodo Estivill, il bambino alla fine capisce che fare i capricci non serve a nulla e finalmente si addormenta. Secondo le casistiche presenti nel libro, spesso nel giro di un paio di giorni il bambino si abitua e il problema può dirsi risolto. Certamente questo non vale se il bambino non dorme per dolori dovuti a coliche, dentizione, influenza…in questi casi è doveroso fare un’eccezione alla nostra rigida routine!
Fare in modo che il bambino si addormenti da solo nel proprio letto, assicura anche un riposo notturno ininterrotto per un motivo fondamentale: durante la notte tutti noi, i bambini come gli adulti, ci svegliamo diverse volte e nel giro di brevissime frazioni di secondo riconosciamo le stesse condizioni di quando ci siamo addormentati, ci rassicuriamo, riprendiamo sonno con facilità e la mattina dopo non ce ne ricordiamo nemmeno. Se il bambino ad esempio si addormenta tra le braccia della mamma e durante la notte si sveglia nel proprio letto, per forza di cose sarà disorientato dal fatto di non ritrovare le stesse condizioni di quando si è addormentato, quindi piangerà ed esigerà di nuovo le braccia materne. Se invece si addormenta nel letto e si risveglia nel letto, il bambino non si sentirà spaesato e riuscirà a riaddormentarsi da solo. Proviamo a pensare: se noi ci addormentassimo a letto come tutte le sere ma ci svegliassimo di soprassalto nella vasca da bagno, non ci spaventeremmo a morte?
Leggendo il libro, molte cose sembreranno ovvie e ci sembrerà strano non esserci arrivate da sole: ad esempio, perché per la pappa siamo sempre super rigide nel rituale (prima lavarsi le manine, poi seggiolone e bavaglino) mentre per la nanna cerchiamo ogni sera un metodo diverso per farlo addormentare (cullarlo tra le braccia, portarlo a spasso col passeggino)? Il bambino ha bisogno di vederci sicure e convinte di quello che facciamo, se ci vede insicure si sentirà più in diritto di dissentire!
Per esperienza personale, posso assicurare che è molto difficile mettere in pratica il metodo, nonostante io creda nella sua efficacia. La cosa fondamentale è che tutti e 2 i genitori siano convinti di star facendo la cosa giusta e che siano pronti a sostenersi a vicenda, per questo fate leggere il libro anche al vostro compagno, ne vale della riuscita del metodo.
Voglio anche aggiungere che per fortuna la mia esperienza è stata piuttosto “light”, nel senso che mio figlio al massimo ha pianto per 5 minuti, senza grossi drammi, ma ogni genitore ha la propria sensibilità e il dovere di agire secondo la propria coscienza.
Questo libro, a mio modo di vedere, non deve essere considerato come la Bibbia per risolvere i disturbi del sonno ma come una guida, una serie di suggerimenti che si possono adottare in toto o solo parzialmente, a seconda del proprio modo di pensare e di essere genitori.
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