Mamme al cinema: “Quando la notte”

Mamme al cinema: “Quando la notte”

Care mamme,

oggi parliamo di un film appena uscito nelle sale (28 ottobre) che tratta un argomento sempre tristemente attuale per tutte le donne che si apprestano a diventare mamme: la depressione post partum. Il film si intitola “Quando la notte” ed è tratto dall’omonimo libro della stessa regista della pellicola, Cristina Comencini.

La storia ruota intorno alla figura di Manfred (Filippo Timi), montanaro dal carattere schivo e apertamente misogino, dopo che la moglie se ne è andata insieme ai due figli, e a quella di Marina (Claudia Pandolfi), giovane mamma che ha affittato l’appartamento sopra quello di lui per trascorrere un mese di vacanza da sola con il figlioletto di due anni. Marina sta seguendo il consiglio di alcuni medici, per aiutare il piccolo che sta attraversando una fase problematica: ancora non parla e soprattutto piange di continuo, soprattutto di notte. E Marina è sempre più stressata e palesemente sull’orlo di una crisi di nervi che, purtroppo, non tarda ad arrivare.

Una notte, infatti, Manfred sente delle grida provenire dall’appartamento di Marina, sfonda la porta e trova il bimbo in una pozza di sangue e Marina rannicchiata in un angolo in posizione fetale… L’uomo soccorre dunque il bimbo e lo porta in ospedale. Da quel momento in poi, tra Manfred e Marina si instaura un rapporto particolare e molto profondo, che porta Manfred a scoprire una verità scomoda, che Marina ha nascosto a tutti, anche al marito: l’incapacità di accudire il proprio bambino. Dal canto suo, Marina verrà a conoscenza del segreto familiare all’origine della rabbia e dell’odio che Manfred nutre per le donne.

La conflittuale storia d’amore tra queste due anime tormentate si svolge nella cornice claustrofobica delle montagne, a Macugnaga, ai piedi del Monte Rosa, a sottolineare il malessere dei due protagonisti e la loro solitudine. In particolare quella di Marina perché, come spiega la stessa regista del film a Cineblog.it, “la maternità pone l’essere umano donna in una situazione di solitudine”.

Il nodo del racconto è la maternità”- continua la Comencini – “ma non la maternità come un affare solo delle donne, ma come qualcosa che interessa profondamente l’uomo e che mette in contatto – nelle differenze e nella profondità della diversità – l’uomo con la donna. In questo caso non si tratta di un marito ed una moglie, si tratta di un uomo ed una donna che sono molto diversi, che vengono da esperienze e storie totalmente differenti e che si incontrano solo due volte; ma che sono essenziali l’uno all’altra. Lei per la prima volta ha il coraggio di dire che la maternità, l’essere madre, è una cosa che mette fuori la donna, non un’idealizzazione, non una Madonna. […] La madre idealizzata crea nell’uomo una totale mancanza di conoscenza della donna, e intorno a questi temi c’è il fulcro della storia; una storia che gira intorno ad un tabù: la madre è un tabù. Il libro ed il film cercano di incrinare questo tabù, di dare la possibilità di entrare in contatto con qualcosa di molto umano, di molto imperfetto, che non è un istinto, è un lavoro culturale che le donne fanno sacrificando parte della propria vita e l’uomo lo deve vedere. E nel film lui lo vede.”

Il film ha destato parecchie polemiche e, inizialmente, era stato anche vietato ai minori di 14 anni con la motivazione che “la violenza di una madre sul suo bambino è inquietante, perché trattasi di una madre normale che, spinta dallo stress, diventa violenta verso il figlio pur non volendolo. Si ritiene che il vuoto di volontà di una madre normale ingenera inquietudine nei minori di anni 14”. La Commissione di Revisione cinematografica Mibac ha poi revocato il divieto.

Vi propongo il trailer del film, fateci sapere cosa ne pensate se decidete di andare al cinema a vederlo. Che ritratto della famiglia e della maternità viene fuori secondo voi? Intanto, buona visione!

Fonte: Cineblog.it

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