Dopo aver riempito le pagine dei giornali con titoli e immagini ad effetto, la battaglia tra Plasmon e Barilla si è spostata nelle ultime settimane alle aule giudiziarie. A valutare il comportamento delle due aziende, che operano in un campo delicato, l’alimentazione, e, in questo caso, alimentazione destinata a piccoli consumatori, sono: il Giurì dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria e dall’altro il Tribunale di Milano. I pareri, leggiamo da quanto riportato dal sito di Altroconsumo, sono parzialmente discordanti.
Per il Giurì dell’istituto di autodisciplina pubblicitaria, la pubblicità proposta da Plasmon era “fuorviante e denigratoria, a causa dell’utilizzo di un linguaggio scientifico, difficilmente comprensibile da parte del consumatore, che portava il lettore a ritenere i prodotti Barilla come potenzialmente nocivi per i bambini. È stato ritenuto fuorviante anche il claim riportato sulle confezioni dei Piccolini Barilla “A mangiar bene si comincia da Piccolini”, in quanto suggerisce al consumatore che si tratta di un alimento indicato sin dal termine dell’allattamento, situazione di fatto non vera dato che non si tratta di alimenti destinati alla prima infanzia”
Il Tribunale di Milano, invece, ha ritenuto inammissibile la pubblicità comparativa proposta da Plasmon, in quanto faceva un confronto tra due alimenti non omogenei.”
A darne notizia, anche l’ufficio stampa Barilla (stiamo cercando di raggiungere quello di Plasmon ma non siamo ancora riusciti a trovare i riferimenti):
“A seguito dell’udienza in data 28 dicembre 2011, tenutasi in contradditorio tra le parti, il Tribunale di Milano ha oggi confermato il provvedimento d’urgenza pronunciato in data 3 dicembre 2011 che ha giudicato illecita la pubblicità comparativa di Plasmon nei confronti di Barilla, perché raffronta prodotti tra di loro non omogenei, oltre che denigratoria ed ingannevole. Il provvedimento è comunque reclamabile.
Barilla esprime la propria soddisfazione per questa ordinanza che conferma la correttezza del suo modo di operare e ripristina la verità sui fatti. “
Riportiamo la notizia perchè sappiamo bene quanto le mamme siano propense (giustamente) a preoccuparsi per la salute dei
loro bambini e di quello che mangiano, in un momento delicato per la crescita.. Peccato che stavolta, sembra che i piccoli siano passati in secondo piano, e abbia preso rilevanza una battaglia fra colossi dell’alimentazione che forse (opinione personale) devono fare i conti con crisi economica e conquista di settori di mercato. Anche la rivista il Salvagente aveva dedicato alla questione baby food e cibo non propriamente per bambini sotto ai tre anni una sua inchiesta.
Vorremmo che i genitori fossero informati sulle reali caratteristiche dei prodotti, in modo da poter scegliere in modo consapevole. Soprattutto da parte di due aziende che, vista la credibilità, l’affidabilità e la qualità pluriennali attestate, non hanno certo bisogno di farsi la guerra!
Forse Plasmon come principio ha avuto anche ragione, per lo meno a fare una specifica: i prodotti per bambini al di sotto di una certa età devono avere determinate caratteristiche, che i Piccolini non hanno. E‘ anche vero che Barilla non ha mai specificato che fossero alimenti specifici per l’infanzia.
Plasmon e Barilla però, forse senza farci caso, hanno fatto qualcosa di molto utile con questa “guerra”: ora sappiamo che esiste differenza fra prodotti specifici per l’infanzia e prodotti che si rivolgono ai bambini ma, non rispettando le rigidissime norme in materia di baby food, vanno orientati verso baby consumatori dai tre anni in su. E la voce grossa di Plasmon ha forse fatto in modo che Barilla cominciasse a riportare informazioni più corrette nelle sue confezioni.
Ci auguriamo ora piuttosto che altre aziende diventino chiare e trasparenti come Plasmon e Barilla.
Penso che Plasmon abbia fatto benissimo. Onestamente, quanto di noi sapevano che, al di là del formato, ci fosse differenza di sostanza nella pasta che diamo ai bimbi piccoli e quella che mangiamo noi e che in quella per i grandi ci fossero sostanze (o quantitativi di sostanze) che ai piccoli possono far male??? Ma poi tutta sta precisione nel dire sotto i 3 anni, sopra i 3 anni, non è che allo scoccare del terzo compleanno un bambino si trasforma all'improvviso in un essere bionico resistente a qualunque schifezza. A me pare assurdo che le regole che valgono per gli under 3 non debbano essere rispettate per i più grandi, obbligando le mamme a cucinare paste diverse, quando magari i bimbi possono già mangiare le stesse cose, se solo fossero sane. In teoria quello che si dovrebbe fare, sarebbe di far mangiare i prodotti pensati per gli under 3 a tutta la famiglia, con buona pace di Barilla & Co., purtroppo i prezzi degli alimenti per la prima infanzia non aiutano proprio.